sabato 30 aprile 2011

Perché è necessario un confronto politico fra i candidati

La democrazia si fonda sul dibattito e sulla partecipazione. Funzionava cosi nell'antica Grecia e nel senato romano, perché si è persa questa buona abitudine?
Che si tratti di elezioni amministrative comunali o di elezioni nazionali per decidere chi sarà a governare la nazione, la regola è sempre la stessa: Il monologo.

Nei piccoli comuni come Guardia Piemontese è da un pò di anni che i candidati si confrontano a distanza, dai palchi dei comizi, dai quali si contraddicono a vicenda lasciando i cittadini nell'incertezza della verità. Con questa modalità il voto non avrà basi solide, si voterà in modo acritico e solo per il senso del dovere. Il voto è un nostro diritto fondamentale, ed è fondamentale che questo si possa esprimere solo dopo un attenta ponderazione e una buona informazione. Il diritto di essere informati è tutelato dall'articolo 21 della Costituzione, dobbiamo pretendere che i nostri rappresentanti si confrontino con i cittadini, i veri depositari del potere.
Il monologo porta dei vantaggi a chi ha qualcosa da nascondere, a chi non è stato trasparente durante la gestione della cosa pubblica; se un candidato ha amministrato bene perché dovrebbe avere paura di un dialogo con avversari politici e elettori? Quello che io chiedo è un confronto pubblico fra i candidati e cittadini di Guardia Piemontese. Penso che sia un diritto di tutti noi chiedere delle delucidazioni su fatti e avvenimenti poco chiari che hanno coinvolto entrambe le liste.
Con questo articolo chiedo pubblicamente che sia organizzato un incontro fra i due candidati e i cittadini elettori; spero che questo appello sia recepito e preso in considerazione.

giovedì 28 aprile 2011

Indifferenti

Il seguente è uno dei più famosi scritti di Antonio Gramsci. Colgo in questo testo un palese invito alla parte-cipazione e alla presa di coscienza, temi cardine di questo blog. Per queste ragioni ho pensato di condividerlo con voi.


"Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.





I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.







Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."



"La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

martedì 26 aprile 2011

la mente e l'impegno...

Avanguardia è un laboratorio di idee...


Le idee sono astratte ma il nostro impegno è concreto e si esige rispetto per il nostro lavoro.


Un lavoro certosino, di lima, sulle spigolature dei nostri progetti...
Assemblare, fondere e rivedere infinite volte le proposte...
Le ore passate facendo ricerca su internet o sul campo ed i giorni passati a discutere della cosa...
Il trasportare i sogni ed i moti personali tra le righe di una pagina, sforzandosi di mantenere i piedi per terra e puntando alla concretezza di una futura realizzazione...


E' un lavoro duro, svincolato dai meri interessi personali e votato ad una causa comune che sa regalare grandi soddisfazioni...


Non riconoscere la paternità di un'idea o di un progetto, non riconoscere il merito, l'appropriarsi indebitamente del nostro "lavorare insieme", gettandolo nel solito minestrone politico, farebbe male al movimento e a chi ne fa parte, minerebbe la soddisfazione personale di aver fatto del bene per la propria comunità, minerebbe l'impulso vitale stesso del movimento.


Tutto il materiale da noi messo in rete è pubblico, libero e usufruibile da tutti, ma è sotto licenza creative commons.


Alcune nostre linee guida già traspaiono dai programmi politici di entrambe le liste, mi fa piacere.
Ambedue le parti hanno lodato la nostra iniziativa, grazie.
Non sempre ci viene riconosciuto il merito di alcuni nostri progetti accorpati in fretta nei loro programmi, o non viene riconosciuto in pubblico, o viene trattato grossolanamente (siamo un movimento cittadino, non giovanile o un'associazione)...questo non mi piace, ma non è poi così grave, se rapportato al loro grado di disponibilità ed accondiscendenza nei nostri confronti.
Sopratutto mi dispiacerebbe che il nostro impegno si dissolvesse nel vortice della campagna elettorale, tra il voto di famiglia e quello d'opinione, tra la mattina del 15 e la sera del 16.


Ciascun programma è già stato consegnato ed è pubblico:


lista Muglia, lista Rocchetti (dal sito ufficiale del comune).


Chiunque dei due vinca la tornata elettorale ha già preso l'impegno, con i suoi cittadini, di portare a termine tale programma.
Noi abbiamo preso l'impegno, di riportare i fatti, di partecipare alla vita pubblica del paese, di essere trasparenti ed attenti.


Buon lavoro a tutti ;)



venerdì 22 aprile 2011

il primo post...

Questo scritto non è il principio...
L'inizio di tutto è l'idea.
Un'idea ed il suo evolversi, in un mescolarsi di cuori e cervelli distinti, tesi verso un ideale comune...
..e le idee non possono esser descritte o circoscritte, contenute tra le righe e le parole di un testo.

Questa pubblicazione, così come lo spazio che la ospita, è l'affermarsi del nostro esistere.
Noi esistiamo, come Movimento Cittadino, come Laboratorio di Idee, come Comunità.
Una rete di persone che supera i confini stessi del paese, una forma di dialogo immediato, trasparente e multilaterale, l'essere connessi a doppio filo con il mondo.



Guardia è il luogo in cui siamo cresciuti, in cui si trovano i nostri affetti e la nostra storia.

Non vogliamo arrenderci alla decadenza, al default, alla pax mafiosa, alla politica tradizionale e clientelare ed ai cattivi politici che la giostrano.



L'unico modo di ridar vita all'ormai morente Guardia è ridare alla parola politica il significato originario di attivismo ed impegno per il paese.

Ognuno vale uno ed ha qualcosa da dare alla comunità, e la comunità deve prendersi cura di lui.




Il nostro obiettivo è la creazione di una partecipazione allargata alla vita pubblica del paese.

La partecipazione allargata è, libero scambio di idee ed opinioni, condivisione delle conoscenze e delle competenze, collaborazione ed attivismo cittadino. Essa è alla base della democrazia e della crescita sociale.

Il blog avanguardialab è il primo e fondamentale passo volto alla creazione di un confronto su più livelli, tra cittadini, tra cittadini e pubblica amministrazione, tra il nostro paesello ed il resto d'Italia e d'Europa.
Lo scopo di tale confronto è crescere, andare avanti a piccoli passi, divenire una vera comunità partecipativa invece di rimanere una comunità dissociata in gruppi e\o singoli individui.
Perchè la Guardia migliore già esiste...
Perchè noi non crediamo che il nostro meraviglioso paese si risolva in un giro di caffè al bar, promesse di posti di lavoro o di favori.
Facciamo far venire fuori il meglio di Guardia ed il meglio per Guardia, e facciamolo conoscere al mondo.

Per ridare Dignità alla nostra Guardia bisogna in primo luogo ridare Dignità all'essere cittadini di questo paese, capendo che, contribuire alla comunità ed il poter essere orgogliosi del proprio paese, conviene molto più del farsi i "fatti" propri.

Partecipiamo alla vita pubblica.
Condividiamo conoscenze e competenze.
Collaboriamo con gli altri.
Promuoviamo il territorio.

BENVENUTI IN AVANGUARDIALAB !