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mercoledì 10 agosto 2011

Lametino CreaTiVo. Il banale non esiste


Oggi faremo un viaggio a ritroso, alla scoperta delle nostre tradizioni, spesso trascurate e per tanti non molto conosciute. A parlarcene sarà un ragazzo che come tutti noi vorrebbe che le cose cambiassero, che la nostra terra rinasca e sia rivalutata realmente per quello che è e che rappresenta. Il video maker lametino Antonio Grande ci racconta quest'avventura.

Lametino CreaTiVo è una web-tv che nasce con una precisa mission socio-culturale: valorizzare l’enorme patrimonio che possiedono le “radici calabresi” sottovalutato dalle istituzioni e svalutato dalla cultura contemporanea che hanno relegato usi, costumi, tradizione storica, culturale e artigiana in una nicchia che è diventata sempre più stretta, angusta e sconosciuta alle nuove generazioni.
In un periodo di crisi di valori, oltre che economica, si è ritenuto indispensabile valorizzare la conoscenza di storia, cultura locale, luoghi e produzioni delle popolazioni al fine di poter “riagganciare” tutto quello che di buono tramanda chi è venuto prima di noi. I racconti storici contestualizzati nei luoghi, i luoghi stessi, le persone che li hanno vissuti, le produzioni artigianali più disparate, tutto quello che oggi è ritenuto banale ha, invece, un grande valore di memoria storica. Memoria storica non significa soltanto avere un ricordo di qualcosa ma far entrare questo qualcosa nel proprio bagaglio culturale e farlo agire “in sottofondo” nella vita di ogni giorno. Tutte le conoscenze che un individuo acquisisce, lo rendono migliore, anche inconsapevolmente, perciò è fondamentale fare conoscere ai calabresi e al mondo, cos’è la la Calabria e chi la popola. Il progetto, quindi, va ad incrementare notevolmente il livello “di immagine” della Calabria stessa, un immagine che deriva dalla comunicazione mediatica di massa che vuole la Calabria posto degradato e i Calabresi “esseri arretrati” che non riescono e migliorare la propria condizione in quanto tali.
Lametino CreaTiVo quindi assume una doppia valenza: una interna per i Calabresi che migliorano se stessi conoscendo meglio le proprie radici e una esterna per le persone che non conoscono la Calabria e i calabresi e che potrebbero a questo punto essere interessati a visitare i luoghi e/o a consumare le produzioni di elevatissima qualità e molto originali degli stessi. Il turismo dal canto suo, è stimolato in un processo che va a rigenerare ciclicamente le visite in Calabria: turismo di novità, che Lametino Creativo stimola con immagini naturalistiche, local-urbanistiche, artigianali ed enogastronomiche e un turismo di rientro, che si riferisce ai migranti e ai loro parenti che anche non siano venuti mai in Calabria. E’ oggettivo, studiato e universalmente riconosciuto che chi ha lasciato la Calabria in passato abbia un forte richiamo verso la stessa che porta ogni persona a cercare materiale sulla propria terra d’origine da “ostentare” nella terra ospitante. Questi stimoli fanno nascere nelle comunità di calabresi all’estero grande interesse anche fra le II e III generazioni che sono grandi consumatori dei video di Lametino Creativo e dichiarano con molti commenti di voler venire per la prima volta a visitare le terre dei proprio nonni.
La produzione è iniziata spedita con i 26 video dei paesini dell’area PIT 14, il progetto europeo che ha dato l’input al Comune di Lamezia di lanciare questo progetto curato per la parte culturale totalmente dall’Università di Ferrara dal prof. Paolo Frignani, pro-rettore dell’Unife, dal prof. Giovanni Ganino, e dal dott. Antonio Grande, studente laureato a firma dei due precedenti e video maker lametino. La piattaforma, creata da David Autunnale, www.lametinocreativo.it è stata online fin quando il Comune di Lamezia ha sostenuto il progetto, in seguito alla quantomeno stranissima decisione di non portarlo più avanti il dominio non è stato più rinnovato ed esiste solo il canale youtube. Sono i video descrittivi-didascalici dei posti, delle tradizioni e delle persone dei 26 paesi, paesini e città e Virtuosismi Artigianali che raccoglie gli artigiani delle cittadine visitate in un unico clip montato in formato molto contemporaneo appunto per fungere da attrattiva verso le nuove generazione che fruiscono più facilmente dei new media e che sono state allontanate dalla cultura contemporanea verso un mondo che le potrebbe far sembrare banali. Ma come insegna il più grande sceneggiatore italiano mai esistito, Cesare Zavattini, il banale non esiste, la realtà ha delle sfaccettature che se “mostrate“ in maniera opportuna possono rendere appetibile ai giovani, immagini che nessuno avrebbe mai pensato essere interessanti: una vecchietta che fa la lana ai ferri, un umile bottega di fabbro, una impagliatrice di sedie che lavora in una cantina angusta nel centro storico di Serrastretta, un sarto che lavora seduto su una sedia di paglia sull’uscio della porta di casa, un falegname di rientro dagli stati uniti che racconta la sua avventura insomma gente normale, posti normali che però, hanno tanto da raccontare.


lunedì 11 luglio 2011

Discorsi su utopiche avanguardie...


"A map of the world that does not include Utopia is not worth even glancing at, for it leaves out the one country at which Humanity is always landing. And when Humanity lands there, it looks out, and, seeing a better country, sets sail. Progress is the realisation of Utopias".


"Un mappamondo che non riporti l'isola di Utopia non merita nemmeno uno sguardo poiché tralascia una regione a cui l'Umanità tende sempre. L'Umanità una volta approdata lì si guarda attorno e, scorta una regione migliore, vi fa vela. Il progresso è la realizzazione delle utopie".
(Oscar Wilde, L'anima dell'uomo sotto il socialismo, 1891)
"sogno un mondo nuovo e mi danno dell'utopista.."
(Ryuk delle Mele, al bar della rabbia, 2011)


:| Cos'è una Utopia?
-.- E' un concetto dicotomico..oscillante tra la realtà e la fantasia, tra il tendente al concreto e l'irrealizzabile..descrive appieno un qualcosa di talmente perfetto da non poter esser di questo mondo..
;) E' un marchio a fuoco, una scomunica...una condanna ad esser relegati al di fuori del reale...
:| Sviluppa il concetto in maniera più estesa..(perfavore :)
;) Utopia è il termine che ha fatto morire i grandi sogni dell'umanità. Tutto quello che sarebbe giusto per l'umanità diventa automaticamente utopico e il descrivere un concetto come utopico è la via ufficiale per diffidare le persone dal pensarci ulteriormente..
-.- Questa visione è, a mio avviso, semplicistica..l'etimologia stessa della parola rende alla perfezione il significato: "non luogo". L'utopia esiste fintanto che non esiste..la trasposizione della stessa nel reale comporta una distorsione della maggiorparte dei caratteri essenziali tale da snaturare il concetto iniziale..
:| Quindi una utopia reale può esistere?
-.- Sarebbe qualcosa di profondamente diverso dal progetto iniziale..e non durerebbe, sopratutto per una impossibilità nel calcolare le variabili storiche che interverranno. Un'utopia è qualcosa di irreprensibile, che non prevede (o tollera) le mutazioni..
;) Sarà questo modo di pensare a non tollerare mutazioni o variabili perchè troppo "perfetto"..le grandi utopie che si sono realizzate nel mondo hanno avuto fortuna in quanto non identificate con questo marchio menagramo..se avessero definito la fine della schiavitù o la parità dei sessi come utopie avremmo ancora campi di cotone "colorati" ed immense schiere di massaie dedite alle amfetamine..Quante persone hanno descritto avanguardialab come il sogno utopico di 4 universitari scellerati?
:| Eh..beh qualcuno c'è stato..
;) Allora siamo fortunati ad essere qui (con i lettori fissi che crescono..ed i contatti unici in aumento:)..devi aver utilizzato una particolare formula alchemica contro questo malefico sigillo..cosa hai risposto loro?
:| Che potevano tranquillamente andarsene aff.....
-.-' Non scadiamo nella trivialità..in effetti alcuni sogni utopici "paiono" realizzati..eppure la discriminazione nei confronti delle donne e dei discendenti degli schiavi non pare un problema superato, anzi...pare evidente che tutte le utopie trasportate nel reale abbiano subito sostanziali modificazioni, modificazioni tali da farmi tranquillamente dire che esse non si sono affatto realizzate..
;) Sottovaluti il fattore tempo..la crescita esponenziale dello stacco generazionale..tralasci il flusso crescente d'informazioni che satura le coscenze..la mancanza di immaginazione (e di speranza) condiziona i tuoi schemi argomentativi..se definissimo un sogno dell'umanità, o di una cerchia indefinita di essi, non "utopia" ma "progetto in fase di realizzazione", se i sognatori imparassero la formula sopracitata con cui difendere le proprie idee dalle iatture dei pensatori razionali, se l'uomo, più in generale, riuscisse a riappropriarsi dei propri sogni...allora il nostro mondo cambierebbe in maniera radicale..mai sentito parlare di "ammazzateci tutti" e della lotta alle mafie? Mai sentito parlare di giovani che si accampano in piazza chiedendo una democrazia reale? Il futuro sono i giovani, i giovani hanno voglia di cambiare, in futuro si cambierà!
-.- Sono solo degli abbozzi, degli embrioni, la mafia continuerà ad esistere, magari evolvendosi in forme nuove e travisate..e la politica rimarrà l'affermazione del volere di pochi..cambieranno ciclicamente i "pochi", ma mai i modi..tutto cambia per restare uguale..ed anche i giovani di oggi diverranno vecchi..
;) Anche nel Medioevo non si prevedeva il Risorgimento..
-.- ..e i rivoluzionari francesi non prevedevano la Restaurazione..così come i "sessantottini" non prevedevano l'avvento dell'età della polvere (..la DC sapeva, mi sà! :)
;) Solo il Tempo può dare le risposte...
:| ..riappropriarsi dei propri sogni..Moro, Campanella, Bacone hanno fatto un madornale errore nel comporre le loro opere più famose..hanno posto le loro utopie in luoghi irreali ed irragiungibili..in tal modo l'umanità si è rassegnata all'impossibilità di toccare con mano quei luoghi fantastici (a parte i matti :)..
-.- E tu?
:| Io la mia utopia l'ho messa qui..tra parole e codice html..aperta a tutti..raggiungibile da tutti..e come me tanti altri l'hanno fatto..presto noi "utopisti" saremo più dei razionali..e allora ne vedremo delle belle..
;) :)
-.-"
(stay tuned :)

giovedì 28 aprile 2011

Indifferenti

Il seguente è uno dei più famosi scritti di Antonio Gramsci. Colgo in questo testo un palese invito alla parte-cipazione e alla presa di coscienza, temi cardine di questo blog. Per queste ragioni ho pensato di condividerlo con voi.


"Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.





I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.







Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."



"La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.