Questa è una storia particolare, questa è una storia diversa, da quello che siamo abituati a sentire e vedere nella nostra terra calabra, ma anche nella nostra Italia. Un esempio di buona politica, di cittadinanza attiva, di idee all'avanguardia.
Un esempio su come si possa costruire e trarre anche un guadagno per il territorio da un problema quale l'immigrazione, di come rivalutare il territorio, di come costruire una convivenza pacifica e solidale fra gente del luogo e migranti. Prima ancora di diventare sindaco della cittadina reggina,
Domenico Lucano era un personaggio attivo sul territorio ancora prima di diventare sindaco di Riace, con l'associazione Città Futura - Don Giuseppe Puglisi, da lui stesso fondata, impegnato sin dai primi anni '90 nella solidarietà verso i migranti, che gli valse il soprannome 'Mimmo de Curdi'.
L'idea base messa appunto nel comune di Riace è quella di dare una casa ed un lavoro ai migranti, in modo da ridurre i costi di mantenimento, migliorare l'economia locale e rivalutare parti del paese oramai abbandonate. "Ai centri d'identificazione, o ex Cpt, ogni migrante costa al giorno dai 60 ai 70 euro. Qui a Riace costa 20 euro al giorno, e lavora, risollevando la nostra economia" dice lo stesso Lucano.
Il lavoro dell'associazione e di 'Mimmo dei Curdi' comincia nei primi anni '90, decisivo fu poi lo sbarco di 300 migranti nel 1998 cui lo stesso Lucano assistette. “Noi in Calabria non chiediamo mai a un ospite ‘da dove vieni’?” spiega, “eravamo impegnati a immaginare un riscatto per questi luoghi, un ritorno al senso di identità”.
Come per tutte le altre realtà del Sud, complice l'emigrazione secolare e lo spostamento verso i centri moderni, vi è una progressivo spopolamento delle zone storiche. “La parte storica si svuota. Adesso è tornata a circa 1.800, di cui un centinaio circa sono immigrati”.
Il comune di Riace aderisce al Piano nazionale di accoglienza sin dal 2001 ed accoglie migranti che chiedono asilo politico provenienti dai centri di Lampedusa o di Crotone: “Si tratta soprattutto di Curdi, Eritrei, Nigeriani, Somali. Gente che scappa da guerre e carestie. Il nostro obiettivo era coniugare le aspettative del territorio e l’accoglienza”.
Venendo alla parte economica, lo stato italiano sostiene una spesa di circa 70-80 euro per mantenere un migrante in una delle sue strutture quali ad esempio i CPT mentre a Riace questo costo scende a 20 euro al giorno, con un guadagno per l'economia locale visto che al migrante viene data la possibilità di lavorare.
“Semplice: basta trovare loro una casa e un lavoro: chi viene qui in gran parte scappa dalle guerre e chiede solo di lavorare”. "Grazie ai migranti Riace è passata dalla rassegnazione per una morte civile, al riscatto economico".
Come spiega il sindaco, l'amministrazione non ha fatto altro che sfruttare al meglio le leggi nazionali, facendo in modo che facendo solidarietà si è anche ottenuto un ritorno per lo Stato.
"Dal secondo governo Berlusconi abbiamo aderito al bando del ministero dell'Interno per la presa in carico dei migranti in attesa dello status di rifugiato e per i migranti in via di identificazione, che a noi costano un terzo che nei centri come Lampedusa o Gradisca d'Isonzo".
"Mi stupisco delle reazioni di certi sindaci che vedono la presenza di migranti come un problema di ordine pubblico - chiude Lucano - dopo l'emergenza dei mesi passati, quando a Lampedusa continuavano a sbarcare ragazze e ragazzi giovani ma anche molti cadaveri, sono rimasto colpito negativamente dalla risposta della signora Letizia Moratti, che ha offerto da Milano ospitalità per 20 migranti. Forse anche in risposta a questo atteggiamento il consiglio comunale ha deciso di offrire ospitalità per duecento di loro".
Ma il ritorno economico vi è stato anche per la popolazione, grazie a queste attività circa 30 ragazzi del posto hanno un'occupazione e molti migranti extracomunitari hanno probabilità di lavorare, "creando un circolo economico virtuoso che ha portato a Riace anche parecchi turisti nordeuropei, incuriositi da questo borgo medievale ripopolato da Etiopi e afgani, il che ha permesso a bar e ristoranti di assumere altri giovani - sintetizza il sindaco - La nostra scelta di accogliere e integrare i migranti non dà solo lavoro ai nostri calabresi che si sono riadattati come docenti ai corsi d'inserimento professionale (dalla vetreria ai corsi di ricamo e cucito per le ragazze somale) ma attira anche un indotto che ha fatto rinascere un borgo che a inizio anni'70 contava il doppio di abitanti e che si era svuotato nel corso dell'ultima grande migrazione verso Genova Milano Torino".
Dopo Riace anche i comuni limitrofi di Stigliano e Caulonia si sono inseriti nella rete dei corsi di riqualificazione professionale e integrazione per migranti. "All'inizio c'era un po' di diffidenza per la prima ondata di migranti che aiutammo: erano un centinaio di curdi turchi sfuggiti all'esercito di Ankara o iracheni scappati dai gas di Saddam. In pochi mesi trovai loro un rifugio. L'idea non è originale: in centro c'erano decine di case abbandonate, lasciate da chi era emigrato non "in Alta Italia'', come diciamo qui, ma in un altro continente. Mi attaccai al telefono e i nostri concittadini emigrati in Venezuela, Argentina, Canada, Australia, non se la sentirono di negare un tetto a chi cercava la fortuna altrove, come avevano fatto loro decenni prima. Così è cominciato tutto”.
Domenico Lucano è una persona virtuosa e da calabrese riesco ad apprezzare ancora di più la sua opera. Purtroppo la gente come 'Mimmo dei Curdi' in questa Terra può dare fastidio a qualcuno (se non a molti). Quando nel 2009 fu confermata la candidatura nel giro di un mese o poco più vi furono diversi atti contro la sua persona: spari contro il ristorante 'Donna Rosa' dove si riuniscono gli amici della lista civica, che ne hanno infranto la vetrina; proiettili contro il portone del palazzo Jannò in centro che ospita la associazione progressista 'Città futura'. L'avvelenamento dei fidati compagni di Lucano, tre pastori di razza indefinita uccisi con polpette avvelenate.
Le cose buone e che aprono gli occhi alla gente sono sempre viste male in Italia, figuriamoci in Calabria... di che meravigliarsi?



