giovedì 30 giugno 2011

Cari evasori fiscali, la tecnologia è dalla nostra

La Calabria è la regione con l'economia sommersa più fiorente d'europa. Per la comunità europea siamo la regione più povera d'europa, ma poi vai a Cosenza è vedi più mini cooper che biciclette. Sarà l'evasione fiscale a farli ricchi?

Come ha segnalato wired allo Startup Weekend ospitato da I3P, l’incubatore di imprese innovative del Politecnico di torino, è stata presentata un app per smartphone e ipad  che consente di denunciare l'evasore in diretta: "Il funzionamento è semplice: l’utente seleziona quanto ha pagato e la tipologia di attività commerciale che non gli ha stampato la ricevuta fiscale. Il tutto viene poi pubblicato sul sito, dove i dati serviranno a creare una vera e propria mappa dell’evasione. Accanto alla cartina, con tanto di città, c’è un box che indica il numero di utenti attivi e la cifra totale evasa, giusto per non perdere mai il conto degli scontrini fantasma. In tutto questo chi ci ha messo la faccia può stare tranquillo: la segnalazione è completamente anonima e in nessun caso si può risalire all’identità dell’utente da cui è partita"
Edoardo Serra inventore di tassa.li dice " Il problema non si crea a livello di azienda, quanto tra il commerciante e il privato, che spesso non ha molto interesse a richiedere lo scontrino fiscale. Eppure ognuno può dare il suo contributo: quando tutti pagano le tasse, il beneficio diventa collettivo"

Ma non finisce qui! infatti è possibile condividere la tua "denuncia" anonima anche su facebook e twitter; verrà pubblicato un post in cui si segnala che tu hai utilizzato tassa.li per "sgridare" un evasore. 
Quindi cari commercianti state attenti che la finanza è più attenta che mai; io lo scontrino lo farei e voi?

martedì 28 giugno 2011

I "Poveri Cristi" della band Brunori sas in giro per l'Italia lasciano il segno

Il giovane Mario”, “Fra un milione di stelle”, “Una domenica notte”: così esordisce la scaletta dei “dipendenti” della ditta Brunori sas sbarcati alla Fnac di Torino per la festa della musica. Ironia, dolcezza, un velo di malinconia che sfugge ma colpisce, gli ingredienti sono semplici e “di tutti” come i testi dell'album “Poveri Cristi” che parlano di una quotidianità che ci vede indistintamente protagonisti di una scena che si ripropone ogni giorno, la vita.
Ci aveva già stregato con il "Volume 1" regalandoci ricordi di un'adolescenza fatta di partite a pallone, estati passate in spiaggia ai falò, di ricordi lontani ma sempre molto attuali, calati in un'atmosfera tutta meridionale. Canzoni dirette, accompagnate da sonorità un po' retrò, nate dalla penna di Dario in un periodo particolare della sua vita, con quell'approccio spontaneo e non indirizzato al grande “debutto”; oggi inaspettatamente tormentone per molti. Ma torniamo a quella giornata in quel di Torino: è tutto pronto, l'atmosfera si scalda, il pubblico prende posto e attende che la band salga sul piccolo palco allestito per l'occasione. Pochi convenevoli, le prime note iniziano a deliziare le orecchie degli spettatori all'inizio un po' timidi e curiosi.

Tra una battuta e l'altra si entra nel vivo del concerto, l'impressione è quella di ascoltare canzoni fatte di storie vissute e con un arrangiamento molto curato, che ricorda gli anni Ottanta. La simpatia di Dario fa sentire tutti a casa, nell'aria risuonano risate, allegria e voglia di musica autoriale, musica che parla di avventure comuni e progetti da realizzare, ma anche di emigrazione. Batteria, tastiera, sax, clarinetto, chitarra e sonagli accompagnano le dolci sfumature del cantastorie Brunori che oscilla tra il romanticismo e la spensieratezza. Gran finale con un bis che non si nega a nessun pubblico: Guardia '82! Richiesto a gran voce dai più nostalgici e dai più affezionati alle radici della propria terra. La soddisfazione rimbomba tra le pareti della Fnac, clamori e riconoscimenti per la Brunori sas che saluta con un arrivederci la "piazza" torinese. Poi ecco la fila per gli autografi e qualche pacca sulla spalla da amici presenti alla grande performance. “Poveri Cristi” fa il giro dello stivale, da un fnac all'altra, da una piazza a un locale ad un salotto, non è ancora un disco conosciuto ma già tutti lo cantano, come mai? E' la bellezza delle cose genuine che rimane impressa. La chiave è rimanere se stessi, con le proprie gioie, i propri dolori, insicurezze e spavalderie. Brunori sas racchiude tutto questo.

lunedì 27 giugno 2011

Intervista a Micael Barilaro: la geolocalizzazione, l'ultima frontiera social


Micael Barilaro, cosentino alla nascita, guardiolo d’estate e milanese d’adozione è un social media strategist romantico (ninja per scelta), crede in un “futuro migliore attraverso la condivisione e il crowdsourcing in rete”.

Con Micael parliamo di geo-social marketing.
Per cominciare, ci spieghi cos’è la geolocalizzazione? In che modo viene sfruttata per le strategie di marketing e comunicazione?


E’ il fenomeno del momento, il prossimo sarà l’Augmented Reality. E poi?
Sapete cosa vi dico, il vero fenomeno, la vera rivoluzione, siamo noi: "Social media is about people".
Letteralmente, geolocalizzazione, è l'identificazione virtuale della reale posizione geografica di una persona tramite l’utilizzo di un qualsiasi device connesso alla rete e/o dotato di GPS. In altre parole è comunicare ai tuoi amici, followers, o alla rete dove ti trovi nel mondo in un dato momento. Lo sdoganamento di questi servizi è avvenuto grazie alla diffusione degli smartphone e delle applicazioni ad esso dedicate. Questi due fattori hanno influenzato le nostre abitudini quotidiane, generando un sostanziale processo di trasformazione nell’approccio di marketing da parte delle aziende che oggi non possono non approfittare di questa grande opportunità se vogliono avere un vantaggio competitivo sulle logiche del mercato (proprio come successe con l’avvento di Facebook, Twitter e Youtube). Foursquare, Starbucks, MTV, Coin, Gucci sono solo alcuni degli esempi di aziende che hanno saputo cogliere le potenzialità della geolocalizzazione e sfruttarle in funzione dei loro obiettivi strategici: commerciali nei casi in cui si voglia offrire sconto e/o promozioni; di immagine nei casi in cui si voglia creare valore o anche solo aprire le persone ad al mondo del brand. E’ evidente quindi come nell’era dei social media networks, la nostra posizione geografica assume un ruolo importante, anzi fondamentale per la costruzione di strategie di marketing focalizzate sul territorio o su un target specifico.
Personalmente, penso che la geolocalizzazione possa essere considerata come il primo passo verso il futuro del social networking, il cui grande merito è stato senza dubbio la capacità di connettere due mondi fino ad ora separati: on-line e off-line. L’integrazione tra questi due mondi cambia il modo di fare business, crea nuove opportunità strategiche e apre soprattutto alle piccole aziende che magari hanno fatto ben poco su internet, e che adesso possono avvalersi di strumenti commerciali e di comunicazione con investimenti minimi o addirittura gratuitamente.
Quali sono le principali piattaforme di geolocalizzazione, e quali le loro caratteristiche?
In principio fu Dodgeball comprato e poi trasformato da Google in Latitude, poi vennero Loopt e Brightkite. Adesso i geo-social network non si riescono più a contare sulle dita di una mano: Gowalla, Jiepang, Whrll, Foursquare, Facebook Places, ecc.
Certo è che il più famoso, ma anche il più amato da media e utenti, è senz’altro Foursquare. Il 2010 è stato l’anno della sua definitiva consacrazione nell’olimpo dei social media - Wired UK gli ha dedicato addirittura la copertina del mese di Luglio 2010.Le caratteristiche, o meglio la caratteristica principale di queste piattaforme è sempre la stessa: condividere la propria posizione geografica. Le funzionalità fondamentali secondo me, su cui poi prende spunto l’utilizzo business, sono due:
1. Gaming, ovvero la possibilità di collezionare badges, mayorship, ecc. L'aspetto ludico incentiva gli utenti ad esplorare il mondo reale e creare la seconda funzionalità.
2. User-generated guide, ovvero la possibilità di creare contenuto utile e usabile dalla collettività.
Vantaggi e opportunità nell’uso di Foursquare per la promozione territoriale.
Dopo aver conquistato molti grandi brands, anche il turismo si affaccia nel mondo della geolocalizzazione. Negli Stati Uniti, Chicago e Pennsylvania hanno aperto la strada, a ruota è arrivato Welcome2yorks. In Italia la prima istituzione a dotarsi di una brand page è stata la Toscana con Visit Tuscany, a seguire anche Ferrara, centinaia di consigli e recensioni di luoghi sono stati catapultati in rete e nei mobile device. Foursquare non è altro che un ulteriore strumento di cui avvalersi per una promozione territoriale 2.0 che non deve prescindere da una concreta content strategy.La promozione turistica deve quindi raccogliere, creare e rendere disponibili contenuti utili e usabili volti a stimolare la spontanea produzione di contenuti dalle persone: esperienze di viaggio, indicazioni e recensioni.
Una grande innovazione è la versione 2.0 dell’ufficio turistico che non aspetta che siano i turisti a chiedere informazioni, ma è esso stesso ad andare incontro alle necessità dei turisti.
Perché le persone sono disposte a geolocalizzarsi e recensire i luoghi in cui effettuano un check-in?

Ad essere onesti, tutte le persone non sono ancora disposte a geolocalizzarsi o per lo meno non con la stessa frequenza con cui aggiornano il profilo di Facebook. Probabilmente, le ragioni: poca conoscenza delle piattaforme e perplessità sulla privacy. La privacy è un argomento sensibile per la maggior parte delle persone, un paradosso per il web, per questo cito Google: "The web is what you make of it". Sentiamoci liberi di condividere ciò che vogliamo e con chi vogliamo, ma senza inutili chiusure.Nonostante tutto, Foursquare, conta oggi oltre 2 milioni di checkin al giorno nel mondo e 10 milioni di utenti e le motivazioni che inducono un utente a fare check-in possono essere molteplici. Le principali a mio avviso potrebbero essere suddivise in quattro categorie:
1. Sfera Personale
- Relazionali: voler far sapere che si è assieme a certe persone o a un certo evento. Se faccio il check-in al JFK di NY oppure in un ristorante di élite, comunico al mio network che posso permettermi viaggi all’estero e cene di lusso.
- Rassicurative: voler far sapere ai propri cari dove ci si trova.
3. Sfera Ludica
- Gaming: voler competere con altri utenti nelle varie dinamiche del gioco: collezionare badie, mayorship, ecc.
- Socio-politiche: voler contribuire alla vita civica del proprio territorio. Locations come Sucate di sopra o Quorum sono due esempi evidenti di partecipazione politica localizzata.
4. Sfera Promozionale
- Economiche: per ottenere una promozione o uno sconto commerciale, o più semplicemente un gadget.
- Personal branding per costruire o promuovere la visibilità personale o professionale. Fare check-in all’interno di una conferenza rafforza la mia credibilità come operatore di quel settore
5. Sfera Turistica
- Esplorative: per trovare un posto, ristorante, hotel, destinazione turistica o informazioni su di esso
- Informative per segnalare o recensire un posto a beneficio della collettività, pensate c’è la possibilità di cancellare le false indicazioni. Mi sono trovato bene, sono rimasto soddisfatto del servizio ricevuto e per questo ho piacere nel condividere il luogo tra i miei amici consapevoli che la visibilità che offro incrementerà il business del locale.
- Documentative: per costruire il proprio diario di viaggio, o anche semplicemente tenere un record dei posti visitati.
In un tuo articolo su Ninja marketing, definisci i geosocial network come luoghi in cui le relazioni virtuali sono fortemente legate alle amicizie del mondo reale. Ci spieghi perché?
E' interessante riflettere su come il concetto di "amicizia" nei geo-social network assuma un significato nuovo, quasi intimo direi, rispetto a qualsiasi altro social network odierno. Su Facebook costruiamo la cosidetta cerchia "allargata" degli amici. Su Twitter, cosa ve lo dico a fare, costruiamo la nostra libertà attraverso la libera circolazione delle informazioni e delle relazioni.Con l’avvento dei geo-social network, Foursquare su tutti, la costruzione della rete social avviene all’interno dei cosidetti amici "veri". L’amico è colui che viene abilitato a conoscere la nostra posizione geografica un informazione molto sensibile che presuppone un rapporto fiduciario. I geo-social network, possiamo dire, riportano il social network al suo vero scopo, ovvero quello di connettere fra loro persone reali.

Grazie a Micael per l'intervista, speriamo di collaborare presto alla pagina Foursquare di Guardia Piemontese! Vi anticipiamo che ne abbiamo già parlato...:) Perciò, come sempre, stay tuned!




lunedì 20 giugno 2011

Intervista a Francesco Russo: vi dico a cosa servono i social media!



Oggi per il nostro ciclo di interviste, facciamo qualche domanda a  Francesco Russo: nativo di Acquappesa ma blogger e consulente su "social media martketing" in quel di Bologna. 

Ciao Franz, come domanda preliminare ti chiedo se I social media sono solo strumenti per il tempo libero 

Con il termine Social Media intendiamo comunque l'insieme dei social network che diventano fonte di informazioni e di condivisione. Certamente i social network, e facebook ne è la prova, nascono come momento di svago, neanche Zuckerberg immaginava che dal suo "libro" spuntasse fuori un fenomeno planetario come appunto è oggi facebook, ma presto, visto il forte interesse e soprattutto il crescente numero di persone che si registra e condivide svariate informazioni, a quel punto diventano preziosi e potenti strumenti di marketing da sfruttare.

Tu per lavoro ti occupi di social media marketing; ci spieghi come è cambiato il concetto di comunicazione con l'avvento dei social network?
La Comunicazione nell'era del web 2.0, che naviga ormai verso il 3.0, ha subito una evoluzione importante. In sostanza si è passato da una comunicazione fatta generalmente di filtri attarverso i quali spesso ci si nascondeva dietro, ad una comunicazione diretta, "orizzontale", che impone il confronto. Le aziende trovano molta difficoltà a recepire questa evoluzione per il fatto che adesso il cliente, o potenziale cliente, deve essere al centro della comunicazione sui social media, con il quale bisogna comunicare e confrontarsi. A livello di aziende medio-grandi questo evoluzione sta cominciando a diventare più assimilata e attuata, ma nelle PMI i problemi ancora persistono anche se cominciano a esserci dei buoni segnali.

Dal punto di vista "sociale", come i social media possono migliorare la vita democratica di un paese in termini di partecipazione e trasparenza?
Già nella domanda indichi due parole chiavi essenziali: partecipazione e trasparenza. Il rapporto che il cittadino instaura con le istituzioni, quando riesce, o con la politica o la Pubblica Amministrazione è spesso complicato e difficile reso tale non solo da un atteggiamento burocratico, che credo tutti conosciamo, ma dalla totale mancanza di sensibilità verso il tema comunicazione. Il cittadino non viene inteso come possibili fonte di critica al fine migliorare i servizi o l'azione politica da adottare, mentre il cittadino chiede più partecipazione ai processi decisionali e soprattutto trasparenza dai propri interlocutori. Tutto questo si può ottenere usando gli strumenti di social media che consentono partecipazione e impongono trasparenza. Guardiamo all'Islanda, per esempio. Dopo la pesante crisi del 2008, con il crollo delle banche e della moneta del paese, decide di intraprendere un profondo percorso di rinascita. Con il presupposto che il cittadino dovesse avere un ruolo decisionale e incisivo. Allora si sono chiesti come fare, mentre avevano dabanti a loro la soluzione. E cioè che la stragrande maggioranza dei cittadini islandesi, su una popolazione di 320 mila abitanti, ha un account su vari social media, soprattutto su facebook. E da qui è partito un processo di scrittura della Costituzione che vede i cittadini protagonisti nel fornire spunti e idee. Tutto via web. Straordinario, no?

Quanto è a rischio la privacy, e quanto è importante usare questi strumenti con cognizione di causa?
L'argomento privacy assume una fondamentale importanza soprattutto quando si comincia a parlare di milioni di utenti che condividono una mole di dati impressionante. Ecco che è necessario porre dei paletti affinchè la tutela dei dati sia garantita. Ma, personalmente, mi sento di fare questa considerazione. Su questo argomento mediamente l'utente è poco informato e forse si accorge del problema solo quando, inconsapevolmente, ne subisce le conseguenze. Allora, prima di tutto, sarebbe opportuno un utilizzo degli strumenti che sia consapevole e cosciente. Se condivido informazioni che reputo sensibili, senza tutelarmi o preoccuparmi minimamente di quello che potrebbe succedere, e poi se altri ne vengono in possesso, utilizzandolo nei modi più svariati, allora non c'è molto da altro aggiungere. Non ci si può lamentare se condivido sulla bacheca pubblica di facebook una foto in cui si è in mutande e il giorno dopo trovarla su un manifesto a San Francisco. Ho fatto un esempio estremo volutamente, per dire che sarebbe meglio cominciare a condividere solo quello che si vuole condividere e non tutto per forza, come purtroppo spesso accade.

Sarebbe utile creare dei corsi propedeutici, alle scuole medie, per usare i social in modo sicuro?
Molto, anzi direi che sarebbe un passaggio molto importante. Anche per riallacciarci all'argomento della privacy. E lo sarebbe ancora di più anche in seguito alla famosa puntata di Report della Gabanelli, che per certi versi ha dipinto il web, e i social network, come luoghi pericolosi. Ovviamente non è così. Il web, nonostante qualcuno continui ad ignorarlo, è fatto di persone e sono persone che incontriamo tutti i giorni normalmente. Certo con la rete molte azioni sono più immediate e dirette, cambiano i meccanismi di condivisione e di informazione. E su questo sarebbe utile realizzare dei percorsi di sensibilizzazione ai ragazzi. Un esempio per chiarire anche questo aspetto. Un anno fa un ragazzo di una provincia inglese decide di dare una festa a casa sua, approfittando dell'assenza dei genitori. Va su facebook e condivide la festa con tutti, quindi non solo con i suoi amici, ma commette l'ingenuità di rendere pubblico quello che doveva essere una tranquilla serata tra amici. Morale, alla festa arrivò un tale numero di gente chiaramente non tutti amici del ragazzo e il ragazzo a fine serata si ritrovò con la casa sottosopra, non proprio quello che aveva immaginato. 

Tu che conosci bene la nostra zona, ci dici se è possibile, e come,  rilanciare il turismo di Guardia e Acquappesa attraverso il web 2.0?
Ovviamente sarebbe possibile, anzi si dovrebbe cominciare a pianificare e a rilanciare di più il turismo locale con l'utilizzo degli strumenti targati web 2.0. La nostra zona è ricca di potenzialità che andrebbero meglio valorizzate. E sappiamo bene della bellezza del territorio e dei paesaggi. Bisognerebbe cominciare un percorso con le realtà turistiche e commerciali locali per realizzare progetti di comunicazione e marketing in stile web 2.0. Non dimentichiamo che proprio il turismo negli ultimi tempi è migliorato molto da questo punto di vista e molte strutture turistiche hanno ricevuto feedback positivi e critiche costruttive proprio grazie all'uso dei social media. con il risultato di mantenere sempre alta la qualità dei servizi offerti, migliorarla e soprattutto creare un rapporto diretto con il turista che non può che fare bene. Senza sottovalutare il passaparola, che sui social media diventa ancora più potente, anzi virale!

Grazie a Francesco per l'intervista, sperando che vi sia piaciuta e che sia stata utile!
Alla prossima, stay tuned on AvanGuardiaLab!

giovedì 16 giugno 2011

L'estate è alle porte... le vogliamo aprire!?



Inizia a rilento l’opera di turnover estivo dei servizi sul medio tirreno cosentino da parte degli enti preposti al mantenimento in efficienza delle infrastrutture e alla vivibilità dei siti ricettivi. All’imbocco della stagione balneare, motore pressoché unico dell’economia locale, gli interventi sembrano latitare su tutta una serie di problematiche che si ripresentano anno dopo anno e su cui manca il controllo, si tamburellano le responsabilità, il sollevare la questione spesso genera fastidio e il paventare eventuali risoluzioni appare un’indebita ingerenza. La gente lamenta diversi disagi: camions che sfrecciano la notte come se fossero in autostrada sulla SS18, accodandosi pericolosamente, alzando i fari e suonando le trombe a qualunque automezzo che si ostini a rispettare i limiti di velocità e che quindi li ostacola, i limiti delle sedi stradali sovente sono invasi di vegetazione, rendendo difficoltosa la visibilità nei bivii e nelle strade interne. E’ tutto un coro di lamentele inoltre, nei diversi paesi, sull’opera prestata dai cosiddetti “socialmente utili” che , a detta di molti, si limitano spesso alla “simulazione“del lavoro loro assegnatogli, non si capisce chi li coordina e, fatto stà che li si vede spesso in gruppi più o meno numerosi e variamente operosi ai lati delle strade, col passare delle ore sempre stabili negli stessi posti. E intanto le spiagge in molti tratti non sono state pulite e livellate, e le zanzare tigre prolificano malgrado le disinfezioni che si sono viste, anche nelle piscine che molti esercenti durante l’inverno a tutt’oggi non hanno mai svuotato. Particolarmente pernicioso è il fiorire, ai lati delle carreggiate anche nei pressi degli abitati, di innumerevoli carcasse di animali investiti in decomposizione che non vengono mai rimosse, malgrado l’ASP pare abbia dato da tempo l’appalto ad una ditta che non si è mai vista. I paesi con la raccolta differenziata porta a porta sono pressoché privi di cestini della carta straccia, poiché la responsabilità del loro svuotamento quotidiano, si dice, verrebbe palleggiato tra gli addetti alla nettezza urbana, già abbastanza oberati di loro e gli LSU che a quanto pare si rifiuterebbero, e nessuno si prende la briga di deliberare, e intanto si usano fioriere, portaombrelli, buchi nei muri, con i risultati che tutti immaginano e vedono. Questi e altri piccoli e grandi problemi non contribuiscono al tanto paventato “rilancio” del turismo, manca un coordinamento visibile, manca essenzialmente l’attribuzione di responsabilità, soprattutto di questo si lamenta la gente.

mercoledì 15 giugno 2011

Non-Luoghi: Area Afor - San Francesco




Seppur il concetto di non-luogo definisce qualcosa di diverso da un posto come un'area verde abbandonata, ho deciso di usare questo neologismo lo stesso, anche perché lo stesso concetto di non-luogo è stato rivisitato e messo in discussione dallo stesso ideatore, l'antropologo francese Marc Augé. La sensazione di essere in un nonluogo l'ho sempre avuta tutte le volte che mi sono trovato nell'area Afor posta a ridosso del bivio dello 'Scoglio della Regina', all'estremità sud del comune di Acquappesa (Cosenza). Seppur entusiasta alla notizia della realizzazione successivamente pensai subito al male, conoscendo la mia terra, materializzando questo futuro nella mia mente, oltre l'ebbrezza del momento. Nelle foto che pubblico in questo post si vede bene lo stato di degrado in cui versa la 'villetta' posta ai piedi del villaggio 'Santa Rosalia', inoltre ci sono delle foto che mostrano anche la splendida vista dello Scoglio e del centro abitato di Guardia Piemontese. Possiedo diversi ricordi di questa area, ricordo che era piacevolissimo aspettare il tramonto, vedere il sole sparire dietro il 'Palmentello' e godere di una dolce brezza d'agosto. Per la sua orientazione è un posto anche molto fresco nelle mattine di agosto. Vedere lo stato di abbandono in cui è ridotto mi indigna, così come mi indigna vedere che non rispettano nemmeno il santo: posto al centro del percorso San Francesco di Paola proietta il suo sguardo verso la sua città natale.

Alla luce dei diversi casi di alberi decennali scomparsi lungo tutto il territorio del comune di Acquappesa posso ben capire che il verde a volte per gli amministratori può essere un problema e che magari una colata di cemento è più facile e veloce da mettere a nuovo. In malafede potrei pensare che l'area non fu creata per amore verso gli spazi verdi ed i luoghi antropologici, ma forse per altri motivi. Eppure è bello avere un posto dove le persone possano ritrovarsi per evadere dalla routine della vita quotidiana e passare un pò di tempo assieme, magari dialogando o semplicemente degustando un buon gelato artigianale. Che l'area non sarebbe stata iper-frequentata anche nei periodi estivi si poteva prevedere facilmente, ma una volta creata la zona credo vada curata e mantenuta poiché pur sempre si tratta di soldi pubblici spesi, lasciarlo diventare un rudere è una mancanza di rispetto verso chi paga le tasse. Inoltre esistono una serie di lavoratori alle dipendenze del comune, quali i famigerati 'LSU' che potrebbero/dovrebbero occuparsi di questi luoghi in particolare. Quindi si potrebbe cercare una responsabilità in chi coordina questa tipologia di lavoratori.

Potrei scrivere parole e parole, ma non potrò mai eliminare l'amarezza che provo davanti a questi scempi, all'ennesima oasi persa nel nulla. Spero che questo post possa aprire smuovere qualcosa, almeno una discussione pubblica per capire ed avere spiegazioni in merito all'abbandono dell'area, alla luce dell'inizio della stagione turistica 2011!

Segue una non breve galleria fotografica:



martedì 14 giugno 2011

E il bagno dove ce lo facciamo?

Questo di oggi più che un post è uno grido di allarme
Sicuramente sapete la situazione in cui versa la spiaggia, a me viene in mente solo la parola "disastrosa"!

Praticamente la spiaggia è ridotta a raccoglitore di immondizia, è sporca, non curata e quindi non adatta ad ospitare persone che vogliono prendere il sole e farsi un bagno; Il mare è sporco, fra depuratori che non funzionano e fanghiglia prodotta dai "bracci", non può essere certo considerato un valore aggiunto per il turismo.
Il turismo, dovrebbe essere la nostra fonte di ricchezza, ma chi spenderebbe dei soldi per farsi un bagno in un acqua marroncina, e asciugarsi su quello che sembra un cantiere edilizio invece che una spiaggia? Si è un cantiere edilizio, i lavori per le barriere soffolte sarebbero dovuti finire mesi addietro, e invece siamo a giugno e la grande gru fa parte ancora dell'arredamento urbano.
Ma lasciamo stare i turisti, parliamo di noi residenti che siamo le vere vittime della situazione. Il mare come la spiaggia è nostro, appartiene a noi e come ogni nostro bene deve essere difeso e protetto; noi siamo gente di mare, gente che va a pescare, gente che va a farsi il bagno al tramonto, gente che fa i falò la sera e lascia pulito il posto, come possiamo accettare questo?

L'amministrazione deve svegliarsi, siamo a metà giugno e ancora la nostra costa versa in queste condizioni? Negli altri paesi di mare, almeno quelli più evoluti, la stagione estiva è iniziata a metà maggio, noi di questo passo la iniziamo a luglio.....2012!
Alcuni di voi hanno proposto una raccolta firme per denunciare la situazione attuale, facciamola, o facciamo qualsiasi altra cosa che funga da stimolo ai nostri amministratori; mandiamo foto e video a legambiente o al wwf, o alla prefettura, o al presidente della provincia, qualcosa si dovrà fare!
Qui il link a ben 88 foto che testimoniano la situazione attuale; se avete idee o state già facendo qualcosa, contattateci, cosi possiamo contribuire al risanamento del nostro bene più grande.





giovedì 9 giugno 2011

Una "storia" politica..

Chissà gli strascichi di queste elezioni amministrative per quanto dureranno...

All'indirizzo sottostante c'è la loro storia (che è un po' anche la nostra).
Una storia in cui parlano solo i fatti.
Una storia politica dai tratti "classici" (purtroppo) in cui tuttavia il nuovo si mescola con perizia... Andando avanti, infatti, scoprirete che il mezzo adottato e gli utilizzatori finali dello stesso (voi cari lettori ;) sono la vera innovazione di cui parlo nella storia...

http://bit.ly/m56NJD


Spero che nel leggerla proviate lo stesso piacere da me provato nel comporla..


(s'attendono altri sviluppi ;)

lunedì 6 giugno 2011

Intervista a Giusy Aloe: ecco come ti trasformo un non-luogo

Con questa di oggi iniziamo un ciclo di interviste dedicato a dei nostri conterranei che si sono fatti conoscere per particolari idee, iniziative o per la loro bravura artistica.

La prima persona a cui dedicheremo un'intervista è Giusy Aloe, cosentina D.O.C, bolognese d'adozione. Giusy è fra le responsabili del progetto "laZona", praticamente il tentativo di trasformare i non-luoghi della città in "spazi per la socialità, scambio, comunicazione e creatività".



Ciao Giusy, ho accennato brevemente la vostra "missione", mi dici qualcosa in più sui "non-luoghi" e sulla necessità di renderli "luoghi"?

Volevamo solo organizzare aperitivi: occasioni per stare insieme agli amici mangiando e scambiandoci idee. In fondo è un po’ passato il tempo per svaghi fatti di nottate nei locali dance. Ho 35 anni e da un annetto noto che i ragazzi mi danno del “lei”! Inspiegabile che in un anno cambi tanto la percezione del sé nel mondo circostante…ma questa è un’altra storia.Sono molto a mio agio durante le ore del tramonto. A Bologna in primavera fà notte alle 10, mi basta un bicchiere di vino in mano e nell’altra cibo semplice ma di qualità, se c’è della buona musica raggiungo il massimo del benessere (al netto del mare….). Quindi ci siamo incontrati in 6 con la voglia di organizzare semplicemente occasioni d’incontro, all’aperto. Cerchiamo il posto. In centro mille difficoltà e un po’ di ostacoli, concreto e pesante il rischio di dare fastidio ai residenti! Ad un certo punto ci siamo guardati e detti: “ma interessa solo il centro? Ma no!”, “ma in centro è più facile che ci raggiungano” “il centro è più bello” “più servito” “ma Bologna ha altro da offrire”. E’ lì che è nata la mission della LaZona: scegliamo un posto possibilmente immerso nel verde, ingiustamente trascurato dai giri, e impieghiamo energia, conoscenze, entusiasmo, amore, passione ... rendiamolo disponibile all'incontro. Semplicemente.

ci spieghi attraverso "ArtGarden" cosa fate praticamente per trasformare il giardino geologico Sandra Forni? e perché avete scelto proprio il giardino della fiera?

Il giardino geologico
tra le torri di Kenzo Tange
I Giardini tra le Torri di Kenzo Tange sono perfetti perché emozionanti per l’architettura e la presenza del Museo Giardino Geologico, facilmente raggiungibili, serviti dai mezzi pubblici e molto conosciuti in città, immersi nel verde e dalle 6 del pomeriggio praticamente disponibili per far baldoria, gli uffici chiudono e non si rischia di dar fastidio. No residenti, si party!Era un po’ questa l’idea di Kenzo Tange, rivoluzionario architetto giapponese a cui l’amministrazione bolognese degli anni 70 commissionò il progetto di costruire una nuova zona di Bologna, moderna, capace di decongestionare il centro storico medievale circoscritto tra le porte della città. Con il Masterplan di Bologna, Tange progettò una nuova parte della città destinata alla vita, alla comunicazione, allo scambio. Abitazioni, piazze, parchi, uffici, luoghi di vita privata e pubblica, di lavoro e d’incontro sociale. Fiera District è solo una minima parte del progetto che nel suo complesso rimase sostanzialmente sulla carta, incompleto, per problemi di fattibilità economica. Forse per questo la zona della fiera è rimasta un posto di passaggio, di tutti e di nessuno. Un luogo vissuto di fretta, quindi non condiviso. Si passa, senza alzare gli occhi, non s'incontra, non ci si ferma. Un luogo di nessuno! Quando spiego dove si svolge ArtGarden noto che le persone in fondo conoscono quel giardino ma non hanno mai avuto motivo per viverlo, eppure son passati da lì 100 volte. Nella mia totale incompetenza, credo che i “Non-luoghi” siano semplicemente il punto dolente di progetti urbanistici delle città moderne, un bug urbanistico! Nei paesi non esistono i “Non-luoghi”… :)

Sembra che la tendenza del momento sia quella di ri-portare le relazioni umane al centro dell'interesse di un'umanità che sta diventando sempre più asociale. Secondo te i social media e il web in genere, tendono a ri-costruire o a rompere ulteriormente queste relazioni?
Il progetto de La Zona di basa sull’idea che la gente voglia incontrarsi, offrire ciò che sa o che sa fare. C’è fame di relazioni, voglia di condividere. I social networks sono intrisi di questo bisogno. Direi che, piuttosto che una devianza, i nuovi media rappresentano una evolutissima risposta della società alla solitudine del terzo millennio. Così come il ritorno alla natura e al principio di sostenibilità che tanto invadono le nostre vite ma che sono percorribili soltanto attraverso progetti di gruppo. Un gruppo può essere composto da 2 persone o da 100.000 o da tutto il web. La nostra società sta solo indagando nuove idee di condivisione. Stiamo cercando di sperimentare nuovi modi di stare assieme perché abbiamo paura della solitudine. La paura è un fatto personale, i social media sono una risposta in coro.La Zona è infatti anche un progetto di socialità sul web proprio attraverso Facebook, Youtube e un blog

Tu conosci sia la realtà cittadina bolognese che quella cosentina; non pensi che anche nella provincia di Cosenza ci siano dei luoghi da valorizzare?
Di recente a Cosenza ho visto 2 nuovi locali frutto di riqualificazione edilizia. Nuove destinazioni d’uso per una ex officina meccanica e per una vecchia stazione ferroviaria. Molto interessanti. Per evolvere ci vuole creatività e curiosità, fiducia nelle persone. AnvanGuardiaLab è un bellissimo esperimento in questa direzione.
Secondo te cosa si potrebbe fare per rendere la nostra terra un luogo dove stare e dove tornare?
Ritorno sempre volentieri in Calabria ed è lì che voglio alla fine tornare. Mi piacerebbe che i calabresi aumentassero la propria autostima riducendo lo spazio che li separa da resto del mondo. I calabresi si sentono diversi, è un retaggio culturale ancestrale dovuto all’antichità della nostra storia e alle caratteristiche geografiche del territorio. Siamo una lingua di terra immersa nel Mediterraneo, un posto di passaggio. Possiamo sfruttare meglio i vantaggi dei nostri tempi, il web e i voli low cost ci smarcano da certi isolamenti. Ai calabresi è mancato il confronto con il resto del mondo. Oggi abbiamo la globalizzazione!
Ciao Giusy in bocca al lupo per "laZona", e alla prossima; magari ci vediamo a Guardia!

domenica 5 giugno 2011

Attenzione a Sarkozy

Con il vertice a Deauville, il presidente della Francia Nicolas Sarkozy, ha annunciato che sarà il suo paese a dominare sulla scena mondiale. 

Nicolas Sarkozy ha detto il giovedì seguente all'apertura della  due giorni di dibattito: "Il G8 non è più il governo del mondo, il g-8 significa la famiglia dei paesi democratici che devono scambiare liberamente oggi".
Economie emergenti come Cina e Brasile, che sono al vertice finanziario ma non politico, dovrebbero assumere un ruolo più importante in futuro. 
Sarkozy ha incentrato la gran parte del dibattito di vertice sui temi dell'attualità: le conseguenze del disastro nucleare in Giappone e i cambiamenti socio-culturali nel mondo arabo, ma allo stesso tempo è riuscito a riservare un po di spazio a temi "digitali"; portando il regolamento globale di Internet all'ordine del giorno. Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e il CEO (amministratore delegato) di Google Eric Schmidt sono stati ricevuti a turno dai capi di stato e di governo. Questo incontro deve essere ripetuto ogni anno nel futuro, ha detto Sarkozy, come pure il vertice di Internet, denominato "e-G8". "Siamo d'accordo che nessun regolamento può bloccare l'innovazione" dice Sarkorzy  rivolgendosi ai rappresentanti del settore, ma almeno bisogna introdurre un minimo di regolamentazione. 
Il presidente francese con la sua attenzione sul gruppo delle economie tradizionalmente più importanti del mondo da una nuovo punto di vista. È riuscito anche a far dimenticare il dibattito sul suo fallimento della politica estera fin dall'inizio dell'anno. Al vertice sulla costa della Normandia, il capo di stato di Parigi è alla ricerca, di un grande ingresso sulla scena internazionale. In primo luogo il suo rivale più pericoloso nelle elezioni 2012 sparisce dalla scena: il direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn a causa di una denuncia di tentato stupro.

Ma i paesi partner hanno probabilmente preso atto che hanno bisogno di contare di più, che dell'ambizione di Sarkozy. Secondo le stime degli esperti di politica, la Francia ha perso all'inizio dell'anno  tutta la sua credibilità nella politica estera e nel suo significato che questa politica estera esprime. Soprattutto in questioni delicate, a partire dall'Africa, e la diffidenza del mondo arabo. Con l'impegno militare a supporto degli insorti in Libia e Costa d'Avorio, "La Francia ha cambiato completamente la sua politica africana e Araba". Con la sua leadership di politica globale dimostrativa Sarkozy mette in evidenza la debolezza degli altri leader nell'ambito della discussione: ospiti come Barack Obama, Angela Merkel o David Cameron non hanno dimostrato recentemente di attuare importanti iniziative, specialmente in politica internazionale. Tuttavia, Sarkozy più che  presentarsi come una figura di spicco, si presenta  come il francese che ha sostanziali interessi da far prevalere per portare l'acqua al suo mulino. In termini di energia nucleare, ha cercato fin dall'inizio di ottenere un ampio impegno per la continuazione e lo sviluppo in termini di sicurezza. Egli è per l'introduzione di regole in ambito internazionale per impianti nucleari, dove "non si dovrebbe andare per il prezzo più basso". Considerato che a livello mondiale, specialmente dopo i fatti di Fukushima, vi è una progressiva tendenza verso le energie rinnovabili, l'industria nucleare francese beneficerà di questa inversione di tendenza. Sarkozy ci ha provato ad imporsi come leader, cercando di dare una nuova direzione per le istituzioni internazionali.

 

mercoledì 1 giugno 2011

Led & Web: Sindaco #mirispondi ?

Ricordo Beppe Grillo, che parafrasando Riina e Buscetta, gridava sul palco: "u leed !? E ccù minchia è u leed !?"


Questo doveva esser l'incipit del mio articolo..
Un post sull'illuminazione comunale del futuro, sul risparmio di energia e di fondi pubblici...
E' rimasto solo quello..
Avrei parlato di Torraca (SA), il primo paese al mondo illuminato da led, e citato le avanguardie "green" calabresi..
E' rimasto solo l'incipit..come simbolo, come espressione di un lavoro vanificato...

Ho ricercato le fonti, consultato i siti del settore, affinato le ricerche, spulciato tra il milione di pagine vomitate da Google..
Poi mi sono schiantato su di un muro, su di un bastione d'arretratezza ed incuria..

Perchè, un'articolo rispettabile, inerente l'amministrazione del denaro pubblico, cita necessariamente il bilancio comunale, altrimenti la misura del risparmio non è quantificabile.
E' nell'accingermi a reperire l'ultima e più importante delle fonti che vi è stata la beffa più grande..

Questo è il pubblico bilancio di Guardia Piemontese



Una pagina bianca datata 5 giugno 2010...

In Italia esiste dal 2005 questa legge, il dlgs 82/2005, da cui cito:

"Le pubbliche amministrazioni nell'organizzare autonomamente la propria attività utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza, efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione."

"Le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell'informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell'informazione e della comunicazione."

"Entro il 31 maggio di ciascun anno le pubbliche amministrazioni centrali trasmettono al Ministro delegato per la funzione pubblica e al Ministro delegato per l'innovazione e le tecnologie una relazione sulla qualità dei servizi resi e sulla soddisfazione dell'utenza." (Ieri? A me nessuno è venuto a chiedere quanto io sia "soddisfatto" della moltitudine di servizi offerti...e a voi? :)

Il bilancio, per i principi di trasparenza, onestà e fruibilità su vasta scala, dev'essere la prima voce resa nota da una pubblica amministrazione che si rispetti.
L'esser obbligato a recarsi al comune per chiederne visione, con anneso, eventuale sguardo sospetto, va contro ogni diritto del cittadino.


Il bilancio comunale, per legge, deve essere chiaro e preciso in ogni suo punto.. dev'essere accessibile a tutti !


Ed io che pensavo all' "avanguardia"...fantasticavo led, punti luce e ottimizzazione energetica..

Iniziate a pubblicare il bilancio..

Poi ne riparliamo ;)