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venerdì 15 luglio 2011

Intervista a Linda Serra: GGD, le donne fanno rete!

Oggi intervistiamo Linda Serra, girl geek, abita la blogosfera, twitta da Bologna e viene da Cosenza.
Linda è una delle fondatrici di GGD Bologna, la community delle ragazze appassionate di internet e new media. Linda è una donna che non ha paura della rete, della sua velocità e dei cambiamenti che introduce.

Linda, vorrei confrontarmi con te sul tema donne e tecnologia.
Riprendo una ricerca di Ann Gray, che nel 1992 diceva che i mezzi tecnici e tecnologici non sono di per sé maschili o femminili, ma acquisiscono significati di genere in conseguenza della loro circolazione culturale. Le donne intervistate dalla Gray rivelavano un profondo senso di inadeguatezza e/o autosvalutazione rispetto alla tecnologia. Erano gli anni 80. Quanto la rete ha influito sull’emancipazione femminile?
La rete ha influito e influisce costantemente sulla evoluzione dell’umanità. Le donne, in particolare in rete, hanno trovato al possibilità di confronto e di coesione che spesso manca nella dimensione off-line. La rete accorcia le distanze e moltiplica le opportunità.
Molte donne, proprio grazie alla rete, hanno avuto opportunità di reinventarsi a livello professionale e personale. Molte sono partite da un blog aperto come passatempo per poi diventare web copywriter professioniste o scrittici etc. In questo senso la rete offre opportunità. Molte in rete hanno trovato supporto in alcuni network e la possibilità di esprimersi e di mettersi in gioco, che spesso in noi donne è viva, ma che il timore di esporsi tende a calmierare. La rete offre supporto ed è una fonte inesauribile di conoscenza e ispirazione.
Come nascono le GGD e qual è la loro mission?
Le Girl Geek Dinners nascono da un progetto di Sarah Blow, Software Engineer che stanca di essere scambiata per una standista ai convegni, decise di chiedere tramite internet se ci fossero altre ragazze Geek in giro con cui condividere la passione per le nuove tecnologie e confrontarsi. A quell'appello risposero in molte e nel 2003 fu organizzata la prima GGD in UK. Nel 2005 le Girl Geek approdano a Milano grazie ad Amanda Lorenzani che costituì lo storico team composto da Sara Rosso, Sara Maternini e Luigina Foggetti. Nel 2007 insieme a Chiara Silvestri abbiamo raccolto un appello in rete di Amanda che voleva organizzare la prima GGD a Roma dopodiché mi sono decisa a mia volta a lanciare un appello per portare Girl Geek Dinners a Bologna...ed eccomi qui. I nostri eventi sono eventi informali in cui si affrontano temi importanti, a volte tecnici, ma con la massima semplicità possibile, e rinunciando alle etichette che ci contrassegnano tutti i giorni sul lavoro o nelle posizioni sociali di ciascuno. Questo approccio favorisce il netwoking e la cooperazione perché abolisce filtri e barriere proprio come fa la rete.
Se dico Geek a molti verrà in mente una persona occhialuta, sfigata, che preferisce “smanettare” al pc piuttosto che uscire e socializzare. Ci descrivi le girl geek? Come si vestono? :)
Le Geek Girls si vestono come tutte le ragazze... ognuna ha il proprio stile. Siamo persone curiose e con molti interessi quindi magari puoi vederci addosso degli accessori bizzarri, spesso comprati in rete, o fatti con componenti di computer come tasti o motherboards :) . La community che ci segue e' molto eterogenea quindi: formata da giovani e non più giovani professioniste, studentesse universitarie, neo- laureate, questa e' una cosa che ci ha sempre incoraggiato ad andare avanti con le nostre attività. Suscitare interesse in un target così trasversale e' fortemente stimolante. Il team invece e' composto da chi come me si occupa di new media anche per lavoro, chi insegna, chi invece e' una nota blogger e scrittrice. Non siamo nerd, non stiamo a casa a frugare in rete, ci piace spesso incontrarci nei bar del centro e concederci dei lunghi aperitivi di networking, il team GGDBologna e' molto festaiolo ;) La rete ci aiuta a fare tutto più velocemente in modo da avere più tempo per gli eventi off-line.
GGD è una community femminile, che si incontra e si confronta on line e off line. Oltre alle cene, cosa fanno le GGD off line?
Ci incontriamo organizziamo spesso aperitivi, pic-nic, incontri culturali. Da questo martedì abbiamo anche iniziato a scrivere una rubrica su "L'informazione di Bologna", parliamo di internet e territorio sulla carta stampata...più off-line di così ;) ...
Mia madre usa i siti di e-commerce, legge magazine on line, sfoglia cataloghi interattivi e lavora al PC. Ma Facebook e gli altri social media per lei sono perdite di tempo e temibili attenti alla privacy. Spieghi alla mamma perché i social media non fanno paura?
Beh l'aspetto privacy e' molto delicato quando si parla di social network, bisogna essere consapevoli e preparati quando si usano. Per gli addetti ai lavori o i veterani della rete e' ovvio attenersi ad alcune regole "salvaprivacy", ma con l'avvento di facebook la dimensione 2.0 e' stata catapultata nella vita di chi, fino a poco tempo prima, il pc lo aveva sempre usato solo come macchina da scrivere, e spesso si sono verificati fatti eclatanti: mi riferisco ai famosi esempi di gente licenziata per le foto su facebook o gli agenti segreti costretti a cancellare i propri profili perché ovviamente non attinenti e chi più ne ha più ne metta. A tua madre mi sento di dire che tutto sta nell'essere consapevoli, che l'uso di un social network corrisponde all'uso del proprio nome su un documento o di un discorso in una piazza gremita di persone, per cui ogni volta che si condivide un contenuto in rete, non si può pensare " tanto non lo vede nessuno", bisogna piuttosto essere sicuri di ciò che condividiamo perché stiamo offrendo un nostro contributo ad un bacino vastissimo di persone. L’utilizzo dei social network offre una grandissima opportunità: quella di poter attingere costantemente contenuti e conoscenza dagli altri. La fruizione veloce e in real-time di notizie e informazioni e' una grandissima opportunità cui nessuno può rinunciare per paura. Le paure si affrontano con rimedi sicuri e collaudati.
Donne di AvanGuardia Lab, non avrete mica paura della rete, vero?
Invitiamo Linda e le GGD a Guardia Piemontese per un camp a cui i maschi entrano solo se invitati! :)

lunedì 27 giugno 2011

Intervista a Micael Barilaro: la geolocalizzazione, l'ultima frontiera social


Micael Barilaro, cosentino alla nascita, guardiolo d’estate e milanese d’adozione è un social media strategist romantico (ninja per scelta), crede in un “futuro migliore attraverso la condivisione e il crowdsourcing in rete”.

Con Micael parliamo di geo-social marketing.
Per cominciare, ci spieghi cos’è la geolocalizzazione? In che modo viene sfruttata per le strategie di marketing e comunicazione?


E’ il fenomeno del momento, il prossimo sarà l’Augmented Reality. E poi?
Sapete cosa vi dico, il vero fenomeno, la vera rivoluzione, siamo noi: "Social media is about people".
Letteralmente, geolocalizzazione, è l'identificazione virtuale della reale posizione geografica di una persona tramite l’utilizzo di un qualsiasi device connesso alla rete e/o dotato di GPS. In altre parole è comunicare ai tuoi amici, followers, o alla rete dove ti trovi nel mondo in un dato momento. Lo sdoganamento di questi servizi è avvenuto grazie alla diffusione degli smartphone e delle applicazioni ad esso dedicate. Questi due fattori hanno influenzato le nostre abitudini quotidiane, generando un sostanziale processo di trasformazione nell’approccio di marketing da parte delle aziende che oggi non possono non approfittare di questa grande opportunità se vogliono avere un vantaggio competitivo sulle logiche del mercato (proprio come successe con l’avvento di Facebook, Twitter e Youtube). Foursquare, Starbucks, MTV, Coin, Gucci sono solo alcuni degli esempi di aziende che hanno saputo cogliere le potenzialità della geolocalizzazione e sfruttarle in funzione dei loro obiettivi strategici: commerciali nei casi in cui si voglia offrire sconto e/o promozioni; di immagine nei casi in cui si voglia creare valore o anche solo aprire le persone ad al mondo del brand. E’ evidente quindi come nell’era dei social media networks, la nostra posizione geografica assume un ruolo importante, anzi fondamentale per la costruzione di strategie di marketing focalizzate sul territorio o su un target specifico.
Personalmente, penso che la geolocalizzazione possa essere considerata come il primo passo verso il futuro del social networking, il cui grande merito è stato senza dubbio la capacità di connettere due mondi fino ad ora separati: on-line e off-line. L’integrazione tra questi due mondi cambia il modo di fare business, crea nuove opportunità strategiche e apre soprattutto alle piccole aziende che magari hanno fatto ben poco su internet, e che adesso possono avvalersi di strumenti commerciali e di comunicazione con investimenti minimi o addirittura gratuitamente.
Quali sono le principali piattaforme di geolocalizzazione, e quali le loro caratteristiche?
In principio fu Dodgeball comprato e poi trasformato da Google in Latitude, poi vennero Loopt e Brightkite. Adesso i geo-social network non si riescono più a contare sulle dita di una mano: Gowalla, Jiepang, Whrll, Foursquare, Facebook Places, ecc.
Certo è che il più famoso, ma anche il più amato da media e utenti, è senz’altro Foursquare. Il 2010 è stato l’anno della sua definitiva consacrazione nell’olimpo dei social media - Wired UK gli ha dedicato addirittura la copertina del mese di Luglio 2010.Le caratteristiche, o meglio la caratteristica principale di queste piattaforme è sempre la stessa: condividere la propria posizione geografica. Le funzionalità fondamentali secondo me, su cui poi prende spunto l’utilizzo business, sono due:
1. Gaming, ovvero la possibilità di collezionare badges, mayorship, ecc. L'aspetto ludico incentiva gli utenti ad esplorare il mondo reale e creare la seconda funzionalità.
2. User-generated guide, ovvero la possibilità di creare contenuto utile e usabile dalla collettività.
Vantaggi e opportunità nell’uso di Foursquare per la promozione territoriale.
Dopo aver conquistato molti grandi brands, anche il turismo si affaccia nel mondo della geolocalizzazione. Negli Stati Uniti, Chicago e Pennsylvania hanno aperto la strada, a ruota è arrivato Welcome2yorks. In Italia la prima istituzione a dotarsi di una brand page è stata la Toscana con Visit Tuscany, a seguire anche Ferrara, centinaia di consigli e recensioni di luoghi sono stati catapultati in rete e nei mobile device. Foursquare non è altro che un ulteriore strumento di cui avvalersi per una promozione territoriale 2.0 che non deve prescindere da una concreta content strategy.La promozione turistica deve quindi raccogliere, creare e rendere disponibili contenuti utili e usabili volti a stimolare la spontanea produzione di contenuti dalle persone: esperienze di viaggio, indicazioni e recensioni.
Una grande innovazione è la versione 2.0 dell’ufficio turistico che non aspetta che siano i turisti a chiedere informazioni, ma è esso stesso ad andare incontro alle necessità dei turisti.
Perché le persone sono disposte a geolocalizzarsi e recensire i luoghi in cui effettuano un check-in?

Ad essere onesti, tutte le persone non sono ancora disposte a geolocalizzarsi o per lo meno non con la stessa frequenza con cui aggiornano il profilo di Facebook. Probabilmente, le ragioni: poca conoscenza delle piattaforme e perplessità sulla privacy. La privacy è un argomento sensibile per la maggior parte delle persone, un paradosso per il web, per questo cito Google: "The web is what you make of it". Sentiamoci liberi di condividere ciò che vogliamo e con chi vogliamo, ma senza inutili chiusure.Nonostante tutto, Foursquare, conta oggi oltre 2 milioni di checkin al giorno nel mondo e 10 milioni di utenti e le motivazioni che inducono un utente a fare check-in possono essere molteplici. Le principali a mio avviso potrebbero essere suddivise in quattro categorie:
1. Sfera Personale
- Relazionali: voler far sapere che si è assieme a certe persone o a un certo evento. Se faccio il check-in al JFK di NY oppure in un ristorante di élite, comunico al mio network che posso permettermi viaggi all’estero e cene di lusso.
- Rassicurative: voler far sapere ai propri cari dove ci si trova.
3. Sfera Ludica
- Gaming: voler competere con altri utenti nelle varie dinamiche del gioco: collezionare badie, mayorship, ecc.
- Socio-politiche: voler contribuire alla vita civica del proprio territorio. Locations come Sucate di sopra o Quorum sono due esempi evidenti di partecipazione politica localizzata.
4. Sfera Promozionale
- Economiche: per ottenere una promozione o uno sconto commerciale, o più semplicemente un gadget.
- Personal branding per costruire o promuovere la visibilità personale o professionale. Fare check-in all’interno di una conferenza rafforza la mia credibilità come operatore di quel settore
5. Sfera Turistica
- Esplorative: per trovare un posto, ristorante, hotel, destinazione turistica o informazioni su di esso
- Informative per segnalare o recensire un posto a beneficio della collettività, pensate c’è la possibilità di cancellare le false indicazioni. Mi sono trovato bene, sono rimasto soddisfatto del servizio ricevuto e per questo ho piacere nel condividere il luogo tra i miei amici consapevoli che la visibilità che offro incrementerà il business del locale.
- Documentative: per costruire il proprio diario di viaggio, o anche semplicemente tenere un record dei posti visitati.
In un tuo articolo su Ninja marketing, definisci i geosocial network come luoghi in cui le relazioni virtuali sono fortemente legate alle amicizie del mondo reale. Ci spieghi perché?
E' interessante riflettere su come il concetto di "amicizia" nei geo-social network assuma un significato nuovo, quasi intimo direi, rispetto a qualsiasi altro social network odierno. Su Facebook costruiamo la cosidetta cerchia "allargata" degli amici. Su Twitter, cosa ve lo dico a fare, costruiamo la nostra libertà attraverso la libera circolazione delle informazioni e delle relazioni.Con l’avvento dei geo-social network, Foursquare su tutti, la costruzione della rete social avviene all’interno dei cosidetti amici "veri". L’amico è colui che viene abilitato a conoscere la nostra posizione geografica un informazione molto sensibile che presuppone un rapporto fiduciario. I geo-social network, possiamo dire, riportano il social network al suo vero scopo, ovvero quello di connettere fra loro persone reali.

Grazie a Micael per l'intervista, speriamo di collaborare presto alla pagina Foursquare di Guardia Piemontese! Vi anticipiamo che ne abbiamo già parlato...:) Perciò, come sempre, stay tuned!




lunedì 20 giugno 2011

Intervista a Francesco Russo: vi dico a cosa servono i social media!



Oggi per il nostro ciclo di interviste, facciamo qualche domanda a  Francesco Russo: nativo di Acquappesa ma blogger e consulente su "social media martketing" in quel di Bologna. 

Ciao Franz, come domanda preliminare ti chiedo se I social media sono solo strumenti per il tempo libero 

Con il termine Social Media intendiamo comunque l'insieme dei social network che diventano fonte di informazioni e di condivisione. Certamente i social network, e facebook ne è la prova, nascono come momento di svago, neanche Zuckerberg immaginava che dal suo "libro" spuntasse fuori un fenomeno planetario come appunto è oggi facebook, ma presto, visto il forte interesse e soprattutto il crescente numero di persone che si registra e condivide svariate informazioni, a quel punto diventano preziosi e potenti strumenti di marketing da sfruttare.

Tu per lavoro ti occupi di social media marketing; ci spieghi come è cambiato il concetto di comunicazione con l'avvento dei social network?
La Comunicazione nell'era del web 2.0, che naviga ormai verso il 3.0, ha subito una evoluzione importante. In sostanza si è passato da una comunicazione fatta generalmente di filtri attarverso i quali spesso ci si nascondeva dietro, ad una comunicazione diretta, "orizzontale", che impone il confronto. Le aziende trovano molta difficoltà a recepire questa evoluzione per il fatto che adesso il cliente, o potenziale cliente, deve essere al centro della comunicazione sui social media, con il quale bisogna comunicare e confrontarsi. A livello di aziende medio-grandi questo evoluzione sta cominciando a diventare più assimilata e attuata, ma nelle PMI i problemi ancora persistono anche se cominciano a esserci dei buoni segnali.

Dal punto di vista "sociale", come i social media possono migliorare la vita democratica di un paese in termini di partecipazione e trasparenza?
Già nella domanda indichi due parole chiavi essenziali: partecipazione e trasparenza. Il rapporto che il cittadino instaura con le istituzioni, quando riesce, o con la politica o la Pubblica Amministrazione è spesso complicato e difficile reso tale non solo da un atteggiamento burocratico, che credo tutti conosciamo, ma dalla totale mancanza di sensibilità verso il tema comunicazione. Il cittadino non viene inteso come possibili fonte di critica al fine migliorare i servizi o l'azione politica da adottare, mentre il cittadino chiede più partecipazione ai processi decisionali e soprattutto trasparenza dai propri interlocutori. Tutto questo si può ottenere usando gli strumenti di social media che consentono partecipazione e impongono trasparenza. Guardiamo all'Islanda, per esempio. Dopo la pesante crisi del 2008, con il crollo delle banche e della moneta del paese, decide di intraprendere un profondo percorso di rinascita. Con il presupposto che il cittadino dovesse avere un ruolo decisionale e incisivo. Allora si sono chiesti come fare, mentre avevano dabanti a loro la soluzione. E cioè che la stragrande maggioranza dei cittadini islandesi, su una popolazione di 320 mila abitanti, ha un account su vari social media, soprattutto su facebook. E da qui è partito un processo di scrittura della Costituzione che vede i cittadini protagonisti nel fornire spunti e idee. Tutto via web. Straordinario, no?

Quanto è a rischio la privacy, e quanto è importante usare questi strumenti con cognizione di causa?
L'argomento privacy assume una fondamentale importanza soprattutto quando si comincia a parlare di milioni di utenti che condividono una mole di dati impressionante. Ecco che è necessario porre dei paletti affinchè la tutela dei dati sia garantita. Ma, personalmente, mi sento di fare questa considerazione. Su questo argomento mediamente l'utente è poco informato e forse si accorge del problema solo quando, inconsapevolmente, ne subisce le conseguenze. Allora, prima di tutto, sarebbe opportuno un utilizzo degli strumenti che sia consapevole e cosciente. Se condivido informazioni che reputo sensibili, senza tutelarmi o preoccuparmi minimamente di quello che potrebbe succedere, e poi se altri ne vengono in possesso, utilizzandolo nei modi più svariati, allora non c'è molto da altro aggiungere. Non ci si può lamentare se condivido sulla bacheca pubblica di facebook una foto in cui si è in mutande e il giorno dopo trovarla su un manifesto a San Francisco. Ho fatto un esempio estremo volutamente, per dire che sarebbe meglio cominciare a condividere solo quello che si vuole condividere e non tutto per forza, come purtroppo spesso accade.

Sarebbe utile creare dei corsi propedeutici, alle scuole medie, per usare i social in modo sicuro?
Molto, anzi direi che sarebbe un passaggio molto importante. Anche per riallacciarci all'argomento della privacy. E lo sarebbe ancora di più anche in seguito alla famosa puntata di Report della Gabanelli, che per certi versi ha dipinto il web, e i social network, come luoghi pericolosi. Ovviamente non è così. Il web, nonostante qualcuno continui ad ignorarlo, è fatto di persone e sono persone che incontriamo tutti i giorni normalmente. Certo con la rete molte azioni sono più immediate e dirette, cambiano i meccanismi di condivisione e di informazione. E su questo sarebbe utile realizzare dei percorsi di sensibilizzazione ai ragazzi. Un esempio per chiarire anche questo aspetto. Un anno fa un ragazzo di una provincia inglese decide di dare una festa a casa sua, approfittando dell'assenza dei genitori. Va su facebook e condivide la festa con tutti, quindi non solo con i suoi amici, ma commette l'ingenuità di rendere pubblico quello che doveva essere una tranquilla serata tra amici. Morale, alla festa arrivò un tale numero di gente chiaramente non tutti amici del ragazzo e il ragazzo a fine serata si ritrovò con la casa sottosopra, non proprio quello che aveva immaginato. 

Tu che conosci bene la nostra zona, ci dici se è possibile, e come,  rilanciare il turismo di Guardia e Acquappesa attraverso il web 2.0?
Ovviamente sarebbe possibile, anzi si dovrebbe cominciare a pianificare e a rilanciare di più il turismo locale con l'utilizzo degli strumenti targati web 2.0. La nostra zona è ricca di potenzialità che andrebbero meglio valorizzate. E sappiamo bene della bellezza del territorio e dei paesaggi. Bisognerebbe cominciare un percorso con le realtà turistiche e commerciali locali per realizzare progetti di comunicazione e marketing in stile web 2.0. Non dimentichiamo che proprio il turismo negli ultimi tempi è migliorato molto da questo punto di vista e molte strutture turistiche hanno ricevuto feedback positivi e critiche costruttive proprio grazie all'uso dei social media. con il risultato di mantenere sempre alta la qualità dei servizi offerti, migliorarla e soprattutto creare un rapporto diretto con il turista che non può che fare bene. Senza sottovalutare il passaparola, che sui social media diventa ancora più potente, anzi virale!

Grazie a Francesco per l'intervista, sperando che vi sia piaciuta e che sia stata utile!
Alla prossima, stay tuned on AvanGuardiaLab!

lunedì 6 giugno 2011

Intervista a Giusy Aloe: ecco come ti trasformo un non-luogo

Con questa di oggi iniziamo un ciclo di interviste dedicato a dei nostri conterranei che si sono fatti conoscere per particolari idee, iniziative o per la loro bravura artistica.

La prima persona a cui dedicheremo un'intervista è Giusy Aloe, cosentina D.O.C, bolognese d'adozione. Giusy è fra le responsabili del progetto "laZona", praticamente il tentativo di trasformare i non-luoghi della città in "spazi per la socialità, scambio, comunicazione e creatività".



Ciao Giusy, ho accennato brevemente la vostra "missione", mi dici qualcosa in più sui "non-luoghi" e sulla necessità di renderli "luoghi"?

Volevamo solo organizzare aperitivi: occasioni per stare insieme agli amici mangiando e scambiandoci idee. In fondo è un po’ passato il tempo per svaghi fatti di nottate nei locali dance. Ho 35 anni e da un annetto noto che i ragazzi mi danno del “lei”! Inspiegabile che in un anno cambi tanto la percezione del sé nel mondo circostante…ma questa è un’altra storia.Sono molto a mio agio durante le ore del tramonto. A Bologna in primavera fà notte alle 10, mi basta un bicchiere di vino in mano e nell’altra cibo semplice ma di qualità, se c’è della buona musica raggiungo il massimo del benessere (al netto del mare….). Quindi ci siamo incontrati in 6 con la voglia di organizzare semplicemente occasioni d’incontro, all’aperto. Cerchiamo il posto. In centro mille difficoltà e un po’ di ostacoli, concreto e pesante il rischio di dare fastidio ai residenti! Ad un certo punto ci siamo guardati e detti: “ma interessa solo il centro? Ma no!”, “ma in centro è più facile che ci raggiungano” “il centro è più bello” “più servito” “ma Bologna ha altro da offrire”. E’ lì che è nata la mission della LaZona: scegliamo un posto possibilmente immerso nel verde, ingiustamente trascurato dai giri, e impieghiamo energia, conoscenze, entusiasmo, amore, passione ... rendiamolo disponibile all'incontro. Semplicemente.

ci spieghi attraverso "ArtGarden" cosa fate praticamente per trasformare il giardino geologico Sandra Forni? e perché avete scelto proprio il giardino della fiera?

Il giardino geologico
tra le torri di Kenzo Tange
I Giardini tra le Torri di Kenzo Tange sono perfetti perché emozionanti per l’architettura e la presenza del Museo Giardino Geologico, facilmente raggiungibili, serviti dai mezzi pubblici e molto conosciuti in città, immersi nel verde e dalle 6 del pomeriggio praticamente disponibili per far baldoria, gli uffici chiudono e non si rischia di dar fastidio. No residenti, si party!Era un po’ questa l’idea di Kenzo Tange, rivoluzionario architetto giapponese a cui l’amministrazione bolognese degli anni 70 commissionò il progetto di costruire una nuova zona di Bologna, moderna, capace di decongestionare il centro storico medievale circoscritto tra le porte della città. Con il Masterplan di Bologna, Tange progettò una nuova parte della città destinata alla vita, alla comunicazione, allo scambio. Abitazioni, piazze, parchi, uffici, luoghi di vita privata e pubblica, di lavoro e d’incontro sociale. Fiera District è solo una minima parte del progetto che nel suo complesso rimase sostanzialmente sulla carta, incompleto, per problemi di fattibilità economica. Forse per questo la zona della fiera è rimasta un posto di passaggio, di tutti e di nessuno. Un luogo vissuto di fretta, quindi non condiviso. Si passa, senza alzare gli occhi, non s'incontra, non ci si ferma. Un luogo di nessuno! Quando spiego dove si svolge ArtGarden noto che le persone in fondo conoscono quel giardino ma non hanno mai avuto motivo per viverlo, eppure son passati da lì 100 volte. Nella mia totale incompetenza, credo che i “Non-luoghi” siano semplicemente il punto dolente di progetti urbanistici delle città moderne, un bug urbanistico! Nei paesi non esistono i “Non-luoghi”… :)

Sembra che la tendenza del momento sia quella di ri-portare le relazioni umane al centro dell'interesse di un'umanità che sta diventando sempre più asociale. Secondo te i social media e il web in genere, tendono a ri-costruire o a rompere ulteriormente queste relazioni?
Il progetto de La Zona di basa sull’idea che la gente voglia incontrarsi, offrire ciò che sa o che sa fare. C’è fame di relazioni, voglia di condividere. I social networks sono intrisi di questo bisogno. Direi che, piuttosto che una devianza, i nuovi media rappresentano una evolutissima risposta della società alla solitudine del terzo millennio. Così come il ritorno alla natura e al principio di sostenibilità che tanto invadono le nostre vite ma che sono percorribili soltanto attraverso progetti di gruppo. Un gruppo può essere composto da 2 persone o da 100.000 o da tutto il web. La nostra società sta solo indagando nuove idee di condivisione. Stiamo cercando di sperimentare nuovi modi di stare assieme perché abbiamo paura della solitudine. La paura è un fatto personale, i social media sono una risposta in coro.La Zona è infatti anche un progetto di socialità sul web proprio attraverso Facebook, Youtube e un blog

Tu conosci sia la realtà cittadina bolognese che quella cosentina; non pensi che anche nella provincia di Cosenza ci siano dei luoghi da valorizzare?
Di recente a Cosenza ho visto 2 nuovi locali frutto di riqualificazione edilizia. Nuove destinazioni d’uso per una ex officina meccanica e per una vecchia stazione ferroviaria. Molto interessanti. Per evolvere ci vuole creatività e curiosità, fiducia nelle persone. AnvanGuardiaLab è un bellissimo esperimento in questa direzione.
Secondo te cosa si potrebbe fare per rendere la nostra terra un luogo dove stare e dove tornare?
Ritorno sempre volentieri in Calabria ed è lì che voglio alla fine tornare. Mi piacerebbe che i calabresi aumentassero la propria autostima riducendo lo spazio che li separa da resto del mondo. I calabresi si sentono diversi, è un retaggio culturale ancestrale dovuto all’antichità della nostra storia e alle caratteristiche geografiche del territorio. Siamo una lingua di terra immersa nel Mediterraneo, un posto di passaggio. Possiamo sfruttare meglio i vantaggi dei nostri tempi, il web e i voli low cost ci smarcano da certi isolamenti. Ai calabresi è mancato il confronto con il resto del mondo. Oggi abbiamo la globalizzazione!
Ciao Giusy in bocca al lupo per "laZona", e alla prossima; magari ci vediamo a Guardia!