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lunedì 6 giugno 2011

Intervista a Giusy Aloe: ecco come ti trasformo un non-luogo

Con questa di oggi iniziamo un ciclo di interviste dedicato a dei nostri conterranei che si sono fatti conoscere per particolari idee, iniziative o per la loro bravura artistica.

La prima persona a cui dedicheremo un'intervista è Giusy Aloe, cosentina D.O.C, bolognese d'adozione. Giusy è fra le responsabili del progetto "laZona", praticamente il tentativo di trasformare i non-luoghi della città in "spazi per la socialità, scambio, comunicazione e creatività".



Ciao Giusy, ho accennato brevemente la vostra "missione", mi dici qualcosa in più sui "non-luoghi" e sulla necessità di renderli "luoghi"?

Volevamo solo organizzare aperitivi: occasioni per stare insieme agli amici mangiando e scambiandoci idee. In fondo è un po’ passato il tempo per svaghi fatti di nottate nei locali dance. Ho 35 anni e da un annetto noto che i ragazzi mi danno del “lei”! Inspiegabile che in un anno cambi tanto la percezione del sé nel mondo circostante…ma questa è un’altra storia.Sono molto a mio agio durante le ore del tramonto. A Bologna in primavera fà notte alle 10, mi basta un bicchiere di vino in mano e nell’altra cibo semplice ma di qualità, se c’è della buona musica raggiungo il massimo del benessere (al netto del mare….). Quindi ci siamo incontrati in 6 con la voglia di organizzare semplicemente occasioni d’incontro, all’aperto. Cerchiamo il posto. In centro mille difficoltà e un po’ di ostacoli, concreto e pesante il rischio di dare fastidio ai residenti! Ad un certo punto ci siamo guardati e detti: “ma interessa solo il centro? Ma no!”, “ma in centro è più facile che ci raggiungano” “il centro è più bello” “più servito” “ma Bologna ha altro da offrire”. E’ lì che è nata la mission della LaZona: scegliamo un posto possibilmente immerso nel verde, ingiustamente trascurato dai giri, e impieghiamo energia, conoscenze, entusiasmo, amore, passione ... rendiamolo disponibile all'incontro. Semplicemente.

ci spieghi attraverso "ArtGarden" cosa fate praticamente per trasformare il giardino geologico Sandra Forni? e perché avete scelto proprio il giardino della fiera?

Il giardino geologico
tra le torri di Kenzo Tange
I Giardini tra le Torri di Kenzo Tange sono perfetti perché emozionanti per l’architettura e la presenza del Museo Giardino Geologico, facilmente raggiungibili, serviti dai mezzi pubblici e molto conosciuti in città, immersi nel verde e dalle 6 del pomeriggio praticamente disponibili per far baldoria, gli uffici chiudono e non si rischia di dar fastidio. No residenti, si party!Era un po’ questa l’idea di Kenzo Tange, rivoluzionario architetto giapponese a cui l’amministrazione bolognese degli anni 70 commissionò il progetto di costruire una nuova zona di Bologna, moderna, capace di decongestionare il centro storico medievale circoscritto tra le porte della città. Con il Masterplan di Bologna, Tange progettò una nuova parte della città destinata alla vita, alla comunicazione, allo scambio. Abitazioni, piazze, parchi, uffici, luoghi di vita privata e pubblica, di lavoro e d’incontro sociale. Fiera District è solo una minima parte del progetto che nel suo complesso rimase sostanzialmente sulla carta, incompleto, per problemi di fattibilità economica. Forse per questo la zona della fiera è rimasta un posto di passaggio, di tutti e di nessuno. Un luogo vissuto di fretta, quindi non condiviso. Si passa, senza alzare gli occhi, non s'incontra, non ci si ferma. Un luogo di nessuno! Quando spiego dove si svolge ArtGarden noto che le persone in fondo conoscono quel giardino ma non hanno mai avuto motivo per viverlo, eppure son passati da lì 100 volte. Nella mia totale incompetenza, credo che i “Non-luoghi” siano semplicemente il punto dolente di progetti urbanistici delle città moderne, un bug urbanistico! Nei paesi non esistono i “Non-luoghi”… :)

Sembra che la tendenza del momento sia quella di ri-portare le relazioni umane al centro dell'interesse di un'umanità che sta diventando sempre più asociale. Secondo te i social media e il web in genere, tendono a ri-costruire o a rompere ulteriormente queste relazioni?
Il progetto de La Zona di basa sull’idea che la gente voglia incontrarsi, offrire ciò che sa o che sa fare. C’è fame di relazioni, voglia di condividere. I social networks sono intrisi di questo bisogno. Direi che, piuttosto che una devianza, i nuovi media rappresentano una evolutissima risposta della società alla solitudine del terzo millennio. Così come il ritorno alla natura e al principio di sostenibilità che tanto invadono le nostre vite ma che sono percorribili soltanto attraverso progetti di gruppo. Un gruppo può essere composto da 2 persone o da 100.000 o da tutto il web. La nostra società sta solo indagando nuove idee di condivisione. Stiamo cercando di sperimentare nuovi modi di stare assieme perché abbiamo paura della solitudine. La paura è un fatto personale, i social media sono una risposta in coro.La Zona è infatti anche un progetto di socialità sul web proprio attraverso Facebook, Youtube e un blog

Tu conosci sia la realtà cittadina bolognese che quella cosentina; non pensi che anche nella provincia di Cosenza ci siano dei luoghi da valorizzare?
Di recente a Cosenza ho visto 2 nuovi locali frutto di riqualificazione edilizia. Nuove destinazioni d’uso per una ex officina meccanica e per una vecchia stazione ferroviaria. Molto interessanti. Per evolvere ci vuole creatività e curiosità, fiducia nelle persone. AnvanGuardiaLab è un bellissimo esperimento in questa direzione.
Secondo te cosa si potrebbe fare per rendere la nostra terra un luogo dove stare e dove tornare?
Ritorno sempre volentieri in Calabria ed è lì che voglio alla fine tornare. Mi piacerebbe che i calabresi aumentassero la propria autostima riducendo lo spazio che li separa da resto del mondo. I calabresi si sentono diversi, è un retaggio culturale ancestrale dovuto all’antichità della nostra storia e alle caratteristiche geografiche del territorio. Siamo una lingua di terra immersa nel Mediterraneo, un posto di passaggio. Possiamo sfruttare meglio i vantaggi dei nostri tempi, il web e i voli low cost ci smarcano da certi isolamenti. Ai calabresi è mancato il confronto con il resto del mondo. Oggi abbiamo la globalizzazione!
Ciao Giusy in bocca al lupo per "laZona", e alla prossima; magari ci vediamo a Guardia!