giovedì 29 settembre 2011

Comma ammazza-blog. Post dedicato a Gasparri &Co.



Nobavaglio
Premessa: ieri sera a PORTA A PORTA si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c'è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare. Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza. Mondi inesplorati; capisco perfettamente Arianna Ciccone.
Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete. Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia. 

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete? 
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”. 

Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi. 

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete? 
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete. 

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico? 
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. 

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica? 
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l'impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa. 

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”). 

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica? 
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene. 

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta? 
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro. 

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati? 
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger. 

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie. 

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici. 

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare. 

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri. 

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla?
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa. 

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso. 

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica. 

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe? 
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?
Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia. 

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via… Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore. 

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?


Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo. 

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma? 
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Bruno Saetta@valigiablu - riproduzione consigliata

mercoledì 28 settembre 2011

Intervista a Vincenzo Marino: informazione e "sorrisi regalati"


Oggi intervistiamo Vincenzo Marino, il "capo" di calabria.blogosfere; un blog di informazione sulla calabria e su tutto quello che ci gravita intorno. Chiediamo al blogger cosentino un parere sullo stato di salute dell'informazione in Italia, sia on line che off line, e di come vede la Calabria da lontano:


Ad oggi, qual è lo stato del giornalismo italiano? a me sembra che anche quelle testate "libere" in realtà tacciono su alcuni temi, è cosi?

Non credo esistano testate realmente "libere". I fattori di condizionamento, politici, economici, chissà-quali-altri, compromettono la credibilità di praticamente tutte le testate italiane. A mio avviso l'unica arma che ci è data d'usare, come lettori, è la consapevolezza: bisogna avere cognizione del fatto che alcune notizie non saranno reperibili su certi giornali, che altre informazioni avranno sfumature diverse a seconda della linea editoriale "non esplicita". Così se m'interessa di Sorgenia non mi rivolgerò principalmente a Repubblica, so che se voglio approfondire su acquedotti e cliniche private sarà meglio non sfogliare i giornali di Angelucci e Caltagirone, se noto che la Stampa ci offre un ritratto non troppo lusinghiero di Sacconi o Tremonti probabilmente si paventeranno tagli agli incentivi statali per il mercato dell'auto. Non dico nulla di nuovo, per chi è avvezzo a una lettura disincantata e cosciente: l'ideale sarebbe un collage, una rassegna ponderata e autonoma, sebbene si tratti di qualcosa non alla portata di tutti - lo capisco benissimo. Non ce n'è il tempo, magari anche la voglia, e non è detto che se ne abbia le capacità: fossimo un popolo di lettori consapevoli non saremmo italiani. 

Quanto all'oggi, mi diverte vedere le grandi testate borghesi e/o moderati alle grandi manovre, trafficare per smarcarsi definitivamente dal berlusconismo senza eccessivi traumi, prendere le distanze, per gradi, prima che sia troppo tardi. Vi invito a diventare cultori del genere, ci si passano le mattinate.


E' da un po di tempo che si parla del decreto "ammazza blog",
quant'è pericoloso questo decreto per la libertà di informazione nel nostro paese?
Non credo esista una norma più idiota di questa, in fatto di rete. Non credo ne esistano di omologhe all'estero, e non credo possa servire a qualcosa di concreto - se non a dare il "la" a un'onda anomala di rettifiche più o meno illegittime. 

Ma sai cos'è? Per quanto risulti fuori dal mondo, inconcepibile per modi e i mezzi, del tutto inutile e potenzialmente illiberale, non riesco a scorgerene la volontà dichiaratamente "liberticida". Voglio dire: io non riesco a credere che ci sia dietro un disegno di tipo auoritario, che cerca di ammutolire le voci libere del web per portare a compimento un piano marcatamente fascista. Non credo che questa classe dirigente sia animata da uno spirito qualsiasi, né che disponga piani programmatici, né che abbia in animo di far tacere "la rete" perché siamo in odore di elezioni. Sono degli inetti, semplicemente degli incapaci che si cimentano in settori che non gli appartengono. Ma non macchinano per un regime 2.0. Non riesco a crederlo, non posso immaginarmelo. Non posso credere che Gasparri, Nucara e Bricolo abbiano potuto tenere nascosto il segreto fin qui, così a lungo. Si sarebbero traditi, avrebbero mandato a monte il piano, avremmo visto Berlusconi agitare il pugno e promettere che non fallirà un'altra volta, e a quest'ora - per contrappasso, come in una reazione fisiologica - avremmo occupato la rete facendone spazio autogestito. Ma te le immagini le "k" sui blog, di nuovo? Io no.


Anche se al momento non risiedi a Cosenza, Sul tuo blog si parla principalmente di Calabria; quant'è penalizzante per l'attività informativa non essere presenti sul territorio?
Se ti dicessi che stare lontano dal "campo di osservazione" è un vantaggio ti direi una grandissima cazzata: mi sarebbe piaciuto esser presente ad alcuni eventi, prenderne parte, ho dovuto rinunciare a molto-gentilissimi inviti. D'altra parte, pensando alla "linea editoriale" del blog, gli scompensi non sono eccessivi: l'obiettivo è quello sì di dare una panoramica - anche piuttosto generica - sull'attualità calabrese, ma renderla, da una parte, fruibile ad un pubblico più eterogeneo, dall'altra inquadrare l'attualità regionale in un contesto più ampio. E spiego: mi basta pensare al panorama informativo calabrese, parlando di cartaceo: esiste una manciata di testate a carattere fortemente locale che non riesce a imporre un racconto generale della Calabria in un quadro nazionale, né a fare delle cose calabresi e italiane un insieme coerente, né a imporsi come risorsa "dal fronte" per i media fuori-regione. Cosa non vera altrove - e penso all'autorità che i giornali siciliani, campani, sardi, pugliesi hanno nel coprire, possibilmente più e meglio della stampa nazionale, determinati eventi O ancora al fatto che uno dei quotidiani più letti in Calabria sia siciliano. 

Lo scopo è principalmente questo: aprire la fruizione del blog a un pubblico più esteso, facendo della notizia, per i calabresi, qualcosa che possa includerli nel panorama nazionale, anche colorandola con le stesse tinte del "blogging politico" classico: una specie di fact checking, la tematizzazione di dichiarazioni altrimenti avulse dalla realtà se semplicemente - com'è prassi nei giornali nostrani - copincollate, la personalizzazione del potere politico nella figura di Scopelliti - cosa che difficilmente riscontro nei media calabresi. E un racconto digeribile, creato innanzitutto per la diffusione. Esser lontano dalla Calabria non inficia tutto questo. Aiuta? Forse. Ma "sono-fuori-so-cosa-vuole-la-gente" mi sembra una tesi troppo stupida da avanzare, non ha senso, e infatti me ne sto zitto. Comunque funziona.


Restando in tema blog, credi che tutto questo fiorire di blog di informazione sia controproducente per la credibilità degli stessi? cioè non si corre il rischio di una iper-informazione, che si traduce con un continuo copia e incolla di una stessa notizia? e inoltre come si misura il livello di attendibilità di un blog?
In realtà non scorgo un fiorire particolare, se non per ondate: gestire un blog partendo da certe velleità pretende uno sforzo che molti, alla lunga, non sono in grado di gestire. Alta natalità, bassa longevità. Certo ci sono dei punti fermi, pochi-ma-buoni, e un sacco di scemi-di-legno. Ma - attenzione - nessuno vieta loro d'esserlo, me per primo: la questione è nella verifica delle fonti. Un blog che ne produce e elabora di inoppugnabili non può non esser considerato attendibile, e capirlo non è difficile. Sicuramente è altrettanto facile fidarsi di scemi-di-legno senza vergogna, ma credo rientri più fra le colpe del lettore che nell'attività dell'autore: ho sempre pensato a internet come a un amplificatore di idee e azioni, una trasposizione, enfatizzante, delle cose dell'uomo. Come camminare per strada: posso credere all'opuscolo di Scientology o fidarmi solo del salumiere dove di solito mamma compra la spallacotta: sta ad ognuno di noi. Ovviamente, agendo come mezzo "enfatizzante", i rischi sono maggiori, e allo stesso tempo maggiore è il controllo: più grande è la minchiata, più blogger vorranno confutarla. Solitamente. Una specie di "risikogesellschaft" e favate simili - e bada che la citazione è gratuita ma del tutto pertinente. Il sistema, comunque, può essere capace di regolarsi autonomamente - e senza decreti.


Per finire ti chiedo una cosa che esula dal discorso "blog". Le tue scorribande sulle bacheche facebook dei politici italiani sono ormai famose, perché lo fai?
per provocare, per sfogarti, o per avere delle informazioni dirette?
Cerco di regalare loro un sorriso. Sul serio, io non riesco a immaginarmi nei loro panni, gravati di una responsabilità che gli altri, con atto di grande fiducia, ti hanno conferito. Cerco di distendere i loro muscoli, e come un massaggio - di quelli che pungolano per poi provocare piacere - cerco di sciogliere i nervi, fidando nella loro umana e infinita simpatia. Mi piace sapere di trovare in loro un paziente da ammansire, seppure - sulle prime - refrattario. Mi piace conquistarmi la loro fiducia, dà un senso al mio ruolo di cittadino che pretende di esercitare il proprio diritto di voto agevolando il lavoro dei rappresentanti che si è scelto, che abbiamo scelto insieme. Non dimenticherò mai, a tal proposito, lo scambio intercorso fra me e l'onorevole Stracquadanio. Certo, lui era del tutto inconsapevole - e lo è tuttora, spero - del fatto che le sue minchiate sarebbero state incollate a mo di intervista per un post su L'89. Ma l'ho fatto per lui. E ripensandoci, forse, adesso ride di quella specie di troll che voleva fargli passare una serata piacevole, proprio ora che di sorrisi, da quelle parti, ne hanno bisogno come il Dulcolax. Ho anche un ottimo rapporto con Alfonso Luigi Marra, e ne faccio medaglia.

Comunque credevo di essere noto per la mia proverbiale dimestichezza coi telefoni fissi. Mi cogli impreparato.

Grazie a Vincenzo per il tempo che ci ha dedicato; e spero di portarlo presto a #guardiapiemontese per fare due chiacchiere;
intanto stay tuned e buona informazione!

lunedì 19 settembre 2011

I dati della Calabria: noi male, loro bene

Eccoci qua; riprendiamo da dove abbiamo lasciato, la crisi. 
Probabilmente con questo post uscirò fuori tema, ma comunque mi sentivo di dover scrivere qualcosa in merito alle notizie degli ultimi giorni.
Praticamente la situazione per noi in cerca di prima occupazione (il termine disoccupato non va più di moda) è disastrosa, non c'è lavoro perché non ci sono soldi in giro. Se Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria,  dice che bisogna recuperare la credibilità e che il paese è in pericolo, significa che siamo messi proprio male.

Gli ultimi dati dell'Istat dicono che:

  • Relativamente ai giovani, la quota di lavoratori con contratti a tempo determinato o collaborazioni ha raggiunto il 30,8% del totale dei giovani occupati. Nel 2010 sono poco oltre i 2 milioni, 134mila in più rispetto a un anno prima, i giovani che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.

  • Relativamente alla disoccupazione al Sud: “più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno“, dove l’occupazione si è ridotta di 280mila unità.

  • Relativamente alla soglia povertà: Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) “sperimenta il rischio di poverà di esclusione sociale. L'Istat dice che questo è un valore superiore alla media Ue che è del 23,1 per cento. 

Quindi il Sud è quello che piange più di tutti, e la Calabria è quella che piange di più al Sud. Infatti se analizziamo la situazione attuale della nostra regione ci rendiamo conto che l'unica fonte di occupazione è la N'drangheta: Sempre dai dati Istat viene fuori che in Calabria solo il 30% dei giovani lavora (che poi non è specificato con che tipo di contratto), mentre per quanto riguarda le donne il tasso di occupazione è del 17%

Chi sta bene in Calabria sono politici e N'dranghetisti. I consiglieri regionali guadagnano in media 11.316 euro a testa, mentre il beneamato Scopelliti guadagna 13.353 euro al mese; naturalmente a queste cifre vanno aggiunte le indennità di servizio e gli incarichi extra.

Per quanto riguarda la N'drangheta quel fazioso di Nicola Gratteri dice che "Il fatturato annuo della ‘ndrangheta e’ di 44 miliardi di euro, pari al 3% del prodotto interno lordo italiano. Gran parte del denaro originato dai traffici della ‘ndrangheta va al Nord Italia e all’estero”. A queste parole si aggiungono quelle di Elio Belcastro, attuale sottosegretario all'ambiente e calabrese DOC, il quale dice che: "Dobbiamo tutelare i nostri interessi, essere meno cedevoli e servili. E mostrarci con una punta di mafiosità positiva: la gente deve magiare", che tradotto significa: abbiamo solo la N'drangheta come datore di lavoro.


Gente di Calabria il futuro è buio, che dobbiamo fare? continuiamo ad arrangiarci o iniziamo a pretendere di più? Aspetto risposte e consigli

venerdì 16 settembre 2011

Il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire!

La triste realtà della scuola italiana, in particolar modo della scuola calabrese che non crea un futuro



L’estate è quasi definitivamente finita, il ciclo delle stagioni continua inesorabile il suo progredire ed il susseguirsi delle stagioni ci porta l’autunno di settembre dal sapore dolciastro e dai colori sfumati. Nell’immaginario collettivo questo mese rappresenta un nuovo inizio: l’1 settembre potrebbe essere il vero “Capodanno” che tutti dovremmo festeggiare. Credo tutto sia frutto di una reminescenza del passato, di anni passati fra banchi di scuola e di università, dove l’estate rappresentava una tregua e l’autunno un triste/felice inizio a seconda dello studente. Del resto nella vita post scolastica per quanto ancora possiamo permettercelo le “ferie estive” possono considerarsi come uno spartiacque fra anno vecchio e nuovo.

Settembre quindi è anche sinonimo di inizio delle lezioni e per molti giovani anche dell’inizio della nuova avventura delle scuole superiori. Quando ho riletto il mio articolo dello scorso numero di “Progetto” ho trovato delle imperfezioni che, oltre a ad evidenziare una mia dose di superficialità nella revisione, mi hanno catapultato violentemente nel mio passato, nel mio percorso, nel mio scegliere una scuola seguendo un percorso obbligato. Percorso dettato da una ristretta e vecchia varietà di scuole presenti nel territorio e da teorie altrettanto arretrate, legate al fatto di frequentare o no l’università una volta conseguito il diploma. Purtroppo per me ero un po confuso e non ebbi la lucidità ed il coraggio di seguire la strada del mio cuore. Ma a 13 anni come può una persona stabilire se vuole intraprendere un percorso umanistico, scientifico, tecnico o professionale? Questa è sempre stata una domanda cui nessuno mi ha mai risposto. L’avviamento professionale abolito molti anni fa metteva i ragazzi davanti ad un bivio cruciale che avrebbe segnato la vita futura di un uomo, tuttavia ancora oggi, molte riforme dopo, i giovani vengono chiamati troppo presto a decidere. E nel momento in cui decidono cosa offre poi il panorama scolastico? Quale liceo scegliere per prepararsi meglio ad affrontare un percorso universitario? Quale professione può apprendere qui in Calabria un ragazzo che non segue la strada dei licei? Quali scuole con indirizzi particolari e moderni sono presenti nel nostro territorio? Le diverse riforme che si sono susseguite negli anni, oltre che portare scompiglio in alcuni aspetti della scuola, hanno anche creato diverse nuove realtà scolastiche, realtà che qui in Calabria sono quasi del tutto assenti, o comunque non ad alti standard. Ancora oggi nel 2011 gli studenti si trovano davanti ad un sistema che offre poche, se non nessuna, alternative: giovani predestinati sin dalla nascita ad essere futuri disoccupati, emigranti o universitari ‘di riscatto’. Spesso fra i tavolini dei vari bar sentiamo dire che l’Università qui da noi sia un ‘parcheggio’, dove gli studenti trovano un alternativa temporanea alla disoccupazione o al lavoro di manovalanza che vogliono evitare, posticipando la triste realtà che li aspetta. Ma questo è luogo comune alquanto superficiale. La realtà è che ci offrono solo “diplomi fallimento”, che in molti casi ci portano verso una “laurea per reagire”, una carta da giocare per riscattare un adolescenza spesa inutilmente. Se fossimo nati a Torino magari avremmo avuto la possibilità di frequentare un istituto professionale multimediale, per la fotografia o per la grafica, mentre qua al Sud in molti casi prima prendiamo un diploma inutile e solo successivamente una laurea indirizzata verso qualche settore specifico. Che senso ha avere ogni anno centinaia di ragionieri, di geometri, di personale ristorativo, di liceali, spesso diplomati in scuole che portano avanti programmi vecchi non a passo con i tempi, per poi riversarli nel precariato (che definirei totale ed assoluto) e nell’università (magari seguendo percorsi per cui non sono stati ben preparati).

Ma dove la scuola funziona meglio non si trovano solo scuole con indirizzi specifici, ma anche scuole post-diploma che formano gli studenti diplomati che gli permettono di acquisire abilità e competenze anche senza conseguire una laurea, scuole che ti formano direttamente per determinati lavori, in modo da arrivare a 22-23 anni ben pronti per il mondo del lavoro. Per contro un giovane calabrese non trova nessun supporto post scolastico: se in Emilia Romagna esiste un ufficio della Provincia di Bologna che fornisce consulenza a chiunque voglia costituire un cooperativa, che addirittura finanzia anche le spese di costituzione, qua dalle nostre parti si trovano per lo più corsi per estetista (dicono che la bellezza non va mai in crisi), per restauratore o qualche corso OSS a prezzi esosi! Ed ecco che ad un certo punto ci svegliamo con una valigia pronta ed un biglietto di sola andata.