mercoledì 28 settembre 2011

Intervista a Vincenzo Marino: informazione e "sorrisi regalati"


Oggi intervistiamo Vincenzo Marino, il "capo" di calabria.blogosfere; un blog di informazione sulla calabria e su tutto quello che ci gravita intorno. Chiediamo al blogger cosentino un parere sullo stato di salute dell'informazione in Italia, sia on line che off line, e di come vede la Calabria da lontano:


Ad oggi, qual è lo stato del giornalismo italiano? a me sembra che anche quelle testate "libere" in realtà tacciono su alcuni temi, è cosi?

Non credo esistano testate realmente "libere". I fattori di condizionamento, politici, economici, chissà-quali-altri, compromettono la credibilità di praticamente tutte le testate italiane. A mio avviso l'unica arma che ci è data d'usare, come lettori, è la consapevolezza: bisogna avere cognizione del fatto che alcune notizie non saranno reperibili su certi giornali, che altre informazioni avranno sfumature diverse a seconda della linea editoriale "non esplicita". Così se m'interessa di Sorgenia non mi rivolgerò principalmente a Repubblica, so che se voglio approfondire su acquedotti e cliniche private sarà meglio non sfogliare i giornali di Angelucci e Caltagirone, se noto che la Stampa ci offre un ritratto non troppo lusinghiero di Sacconi o Tremonti probabilmente si paventeranno tagli agli incentivi statali per il mercato dell'auto. Non dico nulla di nuovo, per chi è avvezzo a una lettura disincantata e cosciente: l'ideale sarebbe un collage, una rassegna ponderata e autonoma, sebbene si tratti di qualcosa non alla portata di tutti - lo capisco benissimo. Non ce n'è il tempo, magari anche la voglia, e non è detto che se ne abbia le capacità: fossimo un popolo di lettori consapevoli non saremmo italiani. 

Quanto all'oggi, mi diverte vedere le grandi testate borghesi e/o moderati alle grandi manovre, trafficare per smarcarsi definitivamente dal berlusconismo senza eccessivi traumi, prendere le distanze, per gradi, prima che sia troppo tardi. Vi invito a diventare cultori del genere, ci si passano le mattinate.


E' da un po di tempo che si parla del decreto "ammazza blog",
quant'è pericoloso questo decreto per la libertà di informazione nel nostro paese?
Non credo esista una norma più idiota di questa, in fatto di rete. Non credo ne esistano di omologhe all'estero, e non credo possa servire a qualcosa di concreto - se non a dare il "la" a un'onda anomala di rettifiche più o meno illegittime. 

Ma sai cos'è? Per quanto risulti fuori dal mondo, inconcepibile per modi e i mezzi, del tutto inutile e potenzialmente illiberale, non riesco a scorgerene la volontà dichiaratamente "liberticida". Voglio dire: io non riesco a credere che ci sia dietro un disegno di tipo auoritario, che cerca di ammutolire le voci libere del web per portare a compimento un piano marcatamente fascista. Non credo che questa classe dirigente sia animata da uno spirito qualsiasi, né che disponga piani programmatici, né che abbia in animo di far tacere "la rete" perché siamo in odore di elezioni. Sono degli inetti, semplicemente degli incapaci che si cimentano in settori che non gli appartengono. Ma non macchinano per un regime 2.0. Non riesco a crederlo, non posso immaginarmelo. Non posso credere che Gasparri, Nucara e Bricolo abbiano potuto tenere nascosto il segreto fin qui, così a lungo. Si sarebbero traditi, avrebbero mandato a monte il piano, avremmo visto Berlusconi agitare il pugno e promettere che non fallirà un'altra volta, e a quest'ora - per contrappasso, come in una reazione fisiologica - avremmo occupato la rete facendone spazio autogestito. Ma te le immagini le "k" sui blog, di nuovo? Io no.


Anche se al momento non risiedi a Cosenza, Sul tuo blog si parla principalmente di Calabria; quant'è penalizzante per l'attività informativa non essere presenti sul territorio?
Se ti dicessi che stare lontano dal "campo di osservazione" è un vantaggio ti direi una grandissima cazzata: mi sarebbe piaciuto esser presente ad alcuni eventi, prenderne parte, ho dovuto rinunciare a molto-gentilissimi inviti. D'altra parte, pensando alla "linea editoriale" del blog, gli scompensi non sono eccessivi: l'obiettivo è quello sì di dare una panoramica - anche piuttosto generica - sull'attualità calabrese, ma renderla, da una parte, fruibile ad un pubblico più eterogeneo, dall'altra inquadrare l'attualità regionale in un contesto più ampio. E spiego: mi basta pensare al panorama informativo calabrese, parlando di cartaceo: esiste una manciata di testate a carattere fortemente locale che non riesce a imporre un racconto generale della Calabria in un quadro nazionale, né a fare delle cose calabresi e italiane un insieme coerente, né a imporsi come risorsa "dal fronte" per i media fuori-regione. Cosa non vera altrove - e penso all'autorità che i giornali siciliani, campani, sardi, pugliesi hanno nel coprire, possibilmente più e meglio della stampa nazionale, determinati eventi O ancora al fatto che uno dei quotidiani più letti in Calabria sia siciliano. 

Lo scopo è principalmente questo: aprire la fruizione del blog a un pubblico più esteso, facendo della notizia, per i calabresi, qualcosa che possa includerli nel panorama nazionale, anche colorandola con le stesse tinte del "blogging politico" classico: una specie di fact checking, la tematizzazione di dichiarazioni altrimenti avulse dalla realtà se semplicemente - com'è prassi nei giornali nostrani - copincollate, la personalizzazione del potere politico nella figura di Scopelliti - cosa che difficilmente riscontro nei media calabresi. E un racconto digeribile, creato innanzitutto per la diffusione. Esser lontano dalla Calabria non inficia tutto questo. Aiuta? Forse. Ma "sono-fuori-so-cosa-vuole-la-gente" mi sembra una tesi troppo stupida da avanzare, non ha senso, e infatti me ne sto zitto. Comunque funziona.


Restando in tema blog, credi che tutto questo fiorire di blog di informazione sia controproducente per la credibilità degli stessi? cioè non si corre il rischio di una iper-informazione, che si traduce con un continuo copia e incolla di una stessa notizia? e inoltre come si misura il livello di attendibilità di un blog?
In realtà non scorgo un fiorire particolare, se non per ondate: gestire un blog partendo da certe velleità pretende uno sforzo che molti, alla lunga, non sono in grado di gestire. Alta natalità, bassa longevità. Certo ci sono dei punti fermi, pochi-ma-buoni, e un sacco di scemi-di-legno. Ma - attenzione - nessuno vieta loro d'esserlo, me per primo: la questione è nella verifica delle fonti. Un blog che ne produce e elabora di inoppugnabili non può non esser considerato attendibile, e capirlo non è difficile. Sicuramente è altrettanto facile fidarsi di scemi-di-legno senza vergogna, ma credo rientri più fra le colpe del lettore che nell'attività dell'autore: ho sempre pensato a internet come a un amplificatore di idee e azioni, una trasposizione, enfatizzante, delle cose dell'uomo. Come camminare per strada: posso credere all'opuscolo di Scientology o fidarmi solo del salumiere dove di solito mamma compra la spallacotta: sta ad ognuno di noi. Ovviamente, agendo come mezzo "enfatizzante", i rischi sono maggiori, e allo stesso tempo maggiore è il controllo: più grande è la minchiata, più blogger vorranno confutarla. Solitamente. Una specie di "risikogesellschaft" e favate simili - e bada che la citazione è gratuita ma del tutto pertinente. Il sistema, comunque, può essere capace di regolarsi autonomamente - e senza decreti.


Per finire ti chiedo una cosa che esula dal discorso "blog". Le tue scorribande sulle bacheche facebook dei politici italiani sono ormai famose, perché lo fai?
per provocare, per sfogarti, o per avere delle informazioni dirette?
Cerco di regalare loro un sorriso. Sul serio, io non riesco a immaginarmi nei loro panni, gravati di una responsabilità che gli altri, con atto di grande fiducia, ti hanno conferito. Cerco di distendere i loro muscoli, e come un massaggio - di quelli che pungolano per poi provocare piacere - cerco di sciogliere i nervi, fidando nella loro umana e infinita simpatia. Mi piace sapere di trovare in loro un paziente da ammansire, seppure - sulle prime - refrattario. Mi piace conquistarmi la loro fiducia, dà un senso al mio ruolo di cittadino che pretende di esercitare il proprio diritto di voto agevolando il lavoro dei rappresentanti che si è scelto, che abbiamo scelto insieme. Non dimenticherò mai, a tal proposito, lo scambio intercorso fra me e l'onorevole Stracquadanio. Certo, lui era del tutto inconsapevole - e lo è tuttora, spero - del fatto che le sue minchiate sarebbero state incollate a mo di intervista per un post su L'89. Ma l'ho fatto per lui. E ripensandoci, forse, adesso ride di quella specie di troll che voleva fargli passare una serata piacevole, proprio ora che di sorrisi, da quelle parti, ne hanno bisogno come il Dulcolax. Ho anche un ottimo rapporto con Alfonso Luigi Marra, e ne faccio medaglia.

Comunque credevo di essere noto per la mia proverbiale dimestichezza coi telefoni fissi. Mi cogli impreparato.

Grazie a Vincenzo per il tempo che ci ha dedicato; e spero di portarlo presto a #guardiapiemontese per fare due chiacchiere;
intanto stay tuned e buona informazione!

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