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lunedì 18 luglio 2011

Lo strano caso di SpiderTruman: i veri segreti.....

Oggi inizia il terzo giorno di successi della pagina Facebook "I segreti della casta di Montecitorio"; parlo di successi coscientemente, parlo di successi perché la pagina Facebook in questione ha raggiunto oltre 200 mila "mi piace" in pochi giorni: roba da Justin Bibier.
Altro successone in termini di audience è stato l'account Twitter creato in relazione alla "pagina" il quale conta per il momento oltre 7 mila follower, reclutati in meno di 24 ore. Ma il nostro super eroe "SpiderTruman" (si fa chiamare cosi) non si limita di certo ai social media, infatti in meno di 15 minuti apre un blog nel quale copia i testi postati su Facebook. 
Autorevoli commentatori del fatto in questione (qui, qui, qui, e anche qui), parlano di bufala "mediatica", in pratica dicono che il nostro SpiderTruman abbia semplicemente trovato il modo per avere un certo "peso" nel web. 
Adesso cerchiamo di capire bene cosa è successo analizzando il caso per punti:


  • SpiderTruman dice di aver lavorato per 15 anni come precario, presso "la casta"; dopodiché è stato licenziato, e per vendetta ha deciso di sputtanare gli onorevoli di Montecitorio. Due considerazioni a riguardo: 1) In pratica il nostro precario ha usufruito dei beni della casta per 15 anni senza denunciare nessuno o indignarsi, insomma vuole combattere i privilegiati e non i privilegi, come dice Arianna Ciccone "Ma se allora ti avessero assunto, questa pagina non sarebbe mai stata creata? ". 2) Lo sputtanamento lo fa in anonimo, dice per proteggere la famiglia; ma allora non poteva farlo anche prima, sempre in anonimo?
  • SpiderTruman rivela i segreti della casta, si ma quelli di pulcinella. Le cose denunciate dal nostro precario, sono cose ampiamente argomentate da tempo, da personaggi noti su pagine (stampate) note. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel 2007 scrivevano un libro dal nome "La Casta" ; "La repubblica" nel 2006 denunciava sulle sue pagine "i privilegiati". Possiamo dire, quindi, che i costi di Montecitorio erano arcinoti.
  • SpiderTruman dice di essere "non esperto" di blog e cose del genere, ma in 15 minuti erge un blog con tanto di codice "AdSense" (ha messo la pubblicità di google), fa un account Twitter, che lo definisce "dormiente" (termine tecnico nel gergo del web) in quanto fin'ora non ha postato neanche un tweet. Per essere un "non esperto", il nostro precario ne sa abbastanza sia di web che di marketing; infatti ha creato una viralità tale che gli ha permesso di reclutare nel giro di 2 giorni, fra Facebook e Twitter, quasi 300 mila "seguaci". Considerando che AdSense paga 2 centesimi per ogni clic sui suoi banner pubblicitari, e 60 centesimi per ogni "mille impressioni", calcolate quanto SpiderTruman potrebbe guadagnare se ognuno dei 300 mila seguaci clicca su un banner o visita il blog. 
  • SpiderTruman risponde alle domande che le persone gli postano sulla pagina Facebook. Queste risposte non sono convincenti per nulla; alla domanda perché hai aperto un blog e un account Twitter, lui risponde che lo fa per paura che censurino la pagina facebook, o meglio " è arrivato un messaggio da facebook, forse vogliono farmi chiudere" e quindi apre il blog come "secondo canale". Il motivo per cui Facebook l'avrebbe minacciato di chiusura è "la proprietà intellettuale", ma poiché la scusa non reggeva più di tanto, rettifica dicendo "forse è uno scherzo, qualcuno avrà segnalato la pagina, ma non c'è pericolo". Secondo alcuni questa trama sa di spystory, è la tecnica dello "spirito di gruppo": la community è chiamata a proteggere il suo eroe. 

Non si sa se questa storia è una strategia di marketing per incrementare gli introiti pubblicitari, o è veramente una denuncia al sistema politico. L'unico dato certo è che gli italiani, come dimostrato dall'ampia adesione a SpiderTruman, sono indignati e disgustati dai politici e sono pronti a fiancheggiare qualunque azione tentata contro di loro. Demagogia a parte, il pericolo vero è che nel caso in cui SpiderTruman sia una bufala mediatica, l'intero sistema "inchieste web" potrebbe essere screditato, come potrebbe essere screditata la potenza informativa dei social media.

Per ulteriori aggiornamenti, rimanete connessi!

lunedì 27 giugno 2011

Intervista a Micael Barilaro: la geolocalizzazione, l'ultima frontiera social


Micael Barilaro, cosentino alla nascita, guardiolo d’estate e milanese d’adozione è un social media strategist romantico (ninja per scelta), crede in un “futuro migliore attraverso la condivisione e il crowdsourcing in rete”.

Con Micael parliamo di geo-social marketing.
Per cominciare, ci spieghi cos’è la geolocalizzazione? In che modo viene sfruttata per le strategie di marketing e comunicazione?


E’ il fenomeno del momento, il prossimo sarà l’Augmented Reality. E poi?
Sapete cosa vi dico, il vero fenomeno, la vera rivoluzione, siamo noi: "Social media is about people".
Letteralmente, geolocalizzazione, è l'identificazione virtuale della reale posizione geografica di una persona tramite l’utilizzo di un qualsiasi device connesso alla rete e/o dotato di GPS. In altre parole è comunicare ai tuoi amici, followers, o alla rete dove ti trovi nel mondo in un dato momento. Lo sdoganamento di questi servizi è avvenuto grazie alla diffusione degli smartphone e delle applicazioni ad esso dedicate. Questi due fattori hanno influenzato le nostre abitudini quotidiane, generando un sostanziale processo di trasformazione nell’approccio di marketing da parte delle aziende che oggi non possono non approfittare di questa grande opportunità se vogliono avere un vantaggio competitivo sulle logiche del mercato (proprio come successe con l’avvento di Facebook, Twitter e Youtube). Foursquare, Starbucks, MTV, Coin, Gucci sono solo alcuni degli esempi di aziende che hanno saputo cogliere le potenzialità della geolocalizzazione e sfruttarle in funzione dei loro obiettivi strategici: commerciali nei casi in cui si voglia offrire sconto e/o promozioni; di immagine nei casi in cui si voglia creare valore o anche solo aprire le persone ad al mondo del brand. E’ evidente quindi come nell’era dei social media networks, la nostra posizione geografica assume un ruolo importante, anzi fondamentale per la costruzione di strategie di marketing focalizzate sul territorio o su un target specifico.
Personalmente, penso che la geolocalizzazione possa essere considerata come il primo passo verso il futuro del social networking, il cui grande merito è stato senza dubbio la capacità di connettere due mondi fino ad ora separati: on-line e off-line. L’integrazione tra questi due mondi cambia il modo di fare business, crea nuove opportunità strategiche e apre soprattutto alle piccole aziende che magari hanno fatto ben poco su internet, e che adesso possono avvalersi di strumenti commerciali e di comunicazione con investimenti minimi o addirittura gratuitamente.
Quali sono le principali piattaforme di geolocalizzazione, e quali le loro caratteristiche?
In principio fu Dodgeball comprato e poi trasformato da Google in Latitude, poi vennero Loopt e Brightkite. Adesso i geo-social network non si riescono più a contare sulle dita di una mano: Gowalla, Jiepang, Whrll, Foursquare, Facebook Places, ecc.
Certo è che il più famoso, ma anche il più amato da media e utenti, è senz’altro Foursquare. Il 2010 è stato l’anno della sua definitiva consacrazione nell’olimpo dei social media - Wired UK gli ha dedicato addirittura la copertina del mese di Luglio 2010.Le caratteristiche, o meglio la caratteristica principale di queste piattaforme è sempre la stessa: condividere la propria posizione geografica. Le funzionalità fondamentali secondo me, su cui poi prende spunto l’utilizzo business, sono due:
1. Gaming, ovvero la possibilità di collezionare badges, mayorship, ecc. L'aspetto ludico incentiva gli utenti ad esplorare il mondo reale e creare la seconda funzionalità.
2. User-generated guide, ovvero la possibilità di creare contenuto utile e usabile dalla collettività.
Vantaggi e opportunità nell’uso di Foursquare per la promozione territoriale.
Dopo aver conquistato molti grandi brands, anche il turismo si affaccia nel mondo della geolocalizzazione. Negli Stati Uniti, Chicago e Pennsylvania hanno aperto la strada, a ruota è arrivato Welcome2yorks. In Italia la prima istituzione a dotarsi di una brand page è stata la Toscana con Visit Tuscany, a seguire anche Ferrara, centinaia di consigli e recensioni di luoghi sono stati catapultati in rete e nei mobile device. Foursquare non è altro che un ulteriore strumento di cui avvalersi per una promozione territoriale 2.0 che non deve prescindere da una concreta content strategy.La promozione turistica deve quindi raccogliere, creare e rendere disponibili contenuti utili e usabili volti a stimolare la spontanea produzione di contenuti dalle persone: esperienze di viaggio, indicazioni e recensioni.
Una grande innovazione è la versione 2.0 dell’ufficio turistico che non aspetta che siano i turisti a chiedere informazioni, ma è esso stesso ad andare incontro alle necessità dei turisti.
Perché le persone sono disposte a geolocalizzarsi e recensire i luoghi in cui effettuano un check-in?

Ad essere onesti, tutte le persone non sono ancora disposte a geolocalizzarsi o per lo meno non con la stessa frequenza con cui aggiornano il profilo di Facebook. Probabilmente, le ragioni: poca conoscenza delle piattaforme e perplessità sulla privacy. La privacy è un argomento sensibile per la maggior parte delle persone, un paradosso per il web, per questo cito Google: "The web is what you make of it". Sentiamoci liberi di condividere ciò che vogliamo e con chi vogliamo, ma senza inutili chiusure.Nonostante tutto, Foursquare, conta oggi oltre 2 milioni di checkin al giorno nel mondo e 10 milioni di utenti e le motivazioni che inducono un utente a fare check-in possono essere molteplici. Le principali a mio avviso potrebbero essere suddivise in quattro categorie:
1. Sfera Personale
- Relazionali: voler far sapere che si è assieme a certe persone o a un certo evento. Se faccio il check-in al JFK di NY oppure in un ristorante di élite, comunico al mio network che posso permettermi viaggi all’estero e cene di lusso.
- Rassicurative: voler far sapere ai propri cari dove ci si trova.
3. Sfera Ludica
- Gaming: voler competere con altri utenti nelle varie dinamiche del gioco: collezionare badie, mayorship, ecc.
- Socio-politiche: voler contribuire alla vita civica del proprio territorio. Locations come Sucate di sopra o Quorum sono due esempi evidenti di partecipazione politica localizzata.
4. Sfera Promozionale
- Economiche: per ottenere una promozione o uno sconto commerciale, o più semplicemente un gadget.
- Personal branding per costruire o promuovere la visibilità personale o professionale. Fare check-in all’interno di una conferenza rafforza la mia credibilità come operatore di quel settore
5. Sfera Turistica
- Esplorative: per trovare un posto, ristorante, hotel, destinazione turistica o informazioni su di esso
- Informative per segnalare o recensire un posto a beneficio della collettività, pensate c’è la possibilità di cancellare le false indicazioni. Mi sono trovato bene, sono rimasto soddisfatto del servizio ricevuto e per questo ho piacere nel condividere il luogo tra i miei amici consapevoli che la visibilità che offro incrementerà il business del locale.
- Documentative: per costruire il proprio diario di viaggio, o anche semplicemente tenere un record dei posti visitati.
In un tuo articolo su Ninja marketing, definisci i geosocial network come luoghi in cui le relazioni virtuali sono fortemente legate alle amicizie del mondo reale. Ci spieghi perché?
E' interessante riflettere su come il concetto di "amicizia" nei geo-social network assuma un significato nuovo, quasi intimo direi, rispetto a qualsiasi altro social network odierno. Su Facebook costruiamo la cosidetta cerchia "allargata" degli amici. Su Twitter, cosa ve lo dico a fare, costruiamo la nostra libertà attraverso la libera circolazione delle informazioni e delle relazioni.Con l’avvento dei geo-social network, Foursquare su tutti, la costruzione della rete social avviene all’interno dei cosidetti amici "veri". L’amico è colui che viene abilitato a conoscere la nostra posizione geografica un informazione molto sensibile che presuppone un rapporto fiduciario. I geo-social network, possiamo dire, riportano il social network al suo vero scopo, ovvero quello di connettere fra loro persone reali.

Grazie a Micael per l'intervista, speriamo di collaborare presto alla pagina Foursquare di Guardia Piemontese! Vi anticipiamo che ne abbiamo già parlato...:) Perciò, come sempre, stay tuned!




lunedì 20 giugno 2011

Intervista a Francesco Russo: vi dico a cosa servono i social media!



Oggi per il nostro ciclo di interviste, facciamo qualche domanda a  Francesco Russo: nativo di Acquappesa ma blogger e consulente su "social media martketing" in quel di Bologna. 

Ciao Franz, come domanda preliminare ti chiedo se I social media sono solo strumenti per il tempo libero 

Con il termine Social Media intendiamo comunque l'insieme dei social network che diventano fonte di informazioni e di condivisione. Certamente i social network, e facebook ne è la prova, nascono come momento di svago, neanche Zuckerberg immaginava che dal suo "libro" spuntasse fuori un fenomeno planetario come appunto è oggi facebook, ma presto, visto il forte interesse e soprattutto il crescente numero di persone che si registra e condivide svariate informazioni, a quel punto diventano preziosi e potenti strumenti di marketing da sfruttare.

Tu per lavoro ti occupi di social media marketing; ci spieghi come è cambiato il concetto di comunicazione con l'avvento dei social network?
La Comunicazione nell'era del web 2.0, che naviga ormai verso il 3.0, ha subito una evoluzione importante. In sostanza si è passato da una comunicazione fatta generalmente di filtri attarverso i quali spesso ci si nascondeva dietro, ad una comunicazione diretta, "orizzontale", che impone il confronto. Le aziende trovano molta difficoltà a recepire questa evoluzione per il fatto che adesso il cliente, o potenziale cliente, deve essere al centro della comunicazione sui social media, con il quale bisogna comunicare e confrontarsi. A livello di aziende medio-grandi questo evoluzione sta cominciando a diventare più assimilata e attuata, ma nelle PMI i problemi ancora persistono anche se cominciano a esserci dei buoni segnali.

Dal punto di vista "sociale", come i social media possono migliorare la vita democratica di un paese in termini di partecipazione e trasparenza?
Già nella domanda indichi due parole chiavi essenziali: partecipazione e trasparenza. Il rapporto che il cittadino instaura con le istituzioni, quando riesce, o con la politica o la Pubblica Amministrazione è spesso complicato e difficile reso tale non solo da un atteggiamento burocratico, che credo tutti conosciamo, ma dalla totale mancanza di sensibilità verso il tema comunicazione. Il cittadino non viene inteso come possibili fonte di critica al fine migliorare i servizi o l'azione politica da adottare, mentre il cittadino chiede più partecipazione ai processi decisionali e soprattutto trasparenza dai propri interlocutori. Tutto questo si può ottenere usando gli strumenti di social media che consentono partecipazione e impongono trasparenza. Guardiamo all'Islanda, per esempio. Dopo la pesante crisi del 2008, con il crollo delle banche e della moneta del paese, decide di intraprendere un profondo percorso di rinascita. Con il presupposto che il cittadino dovesse avere un ruolo decisionale e incisivo. Allora si sono chiesti come fare, mentre avevano dabanti a loro la soluzione. E cioè che la stragrande maggioranza dei cittadini islandesi, su una popolazione di 320 mila abitanti, ha un account su vari social media, soprattutto su facebook. E da qui è partito un processo di scrittura della Costituzione che vede i cittadini protagonisti nel fornire spunti e idee. Tutto via web. Straordinario, no?

Quanto è a rischio la privacy, e quanto è importante usare questi strumenti con cognizione di causa?
L'argomento privacy assume una fondamentale importanza soprattutto quando si comincia a parlare di milioni di utenti che condividono una mole di dati impressionante. Ecco che è necessario porre dei paletti affinchè la tutela dei dati sia garantita. Ma, personalmente, mi sento di fare questa considerazione. Su questo argomento mediamente l'utente è poco informato e forse si accorge del problema solo quando, inconsapevolmente, ne subisce le conseguenze. Allora, prima di tutto, sarebbe opportuno un utilizzo degli strumenti che sia consapevole e cosciente. Se condivido informazioni che reputo sensibili, senza tutelarmi o preoccuparmi minimamente di quello che potrebbe succedere, e poi se altri ne vengono in possesso, utilizzandolo nei modi più svariati, allora non c'è molto da altro aggiungere. Non ci si può lamentare se condivido sulla bacheca pubblica di facebook una foto in cui si è in mutande e il giorno dopo trovarla su un manifesto a San Francisco. Ho fatto un esempio estremo volutamente, per dire che sarebbe meglio cominciare a condividere solo quello che si vuole condividere e non tutto per forza, come purtroppo spesso accade.

Sarebbe utile creare dei corsi propedeutici, alle scuole medie, per usare i social in modo sicuro?
Molto, anzi direi che sarebbe un passaggio molto importante. Anche per riallacciarci all'argomento della privacy. E lo sarebbe ancora di più anche in seguito alla famosa puntata di Report della Gabanelli, che per certi versi ha dipinto il web, e i social network, come luoghi pericolosi. Ovviamente non è così. Il web, nonostante qualcuno continui ad ignorarlo, è fatto di persone e sono persone che incontriamo tutti i giorni normalmente. Certo con la rete molte azioni sono più immediate e dirette, cambiano i meccanismi di condivisione e di informazione. E su questo sarebbe utile realizzare dei percorsi di sensibilizzazione ai ragazzi. Un esempio per chiarire anche questo aspetto. Un anno fa un ragazzo di una provincia inglese decide di dare una festa a casa sua, approfittando dell'assenza dei genitori. Va su facebook e condivide la festa con tutti, quindi non solo con i suoi amici, ma commette l'ingenuità di rendere pubblico quello che doveva essere una tranquilla serata tra amici. Morale, alla festa arrivò un tale numero di gente chiaramente non tutti amici del ragazzo e il ragazzo a fine serata si ritrovò con la casa sottosopra, non proprio quello che aveva immaginato. 

Tu che conosci bene la nostra zona, ci dici se è possibile, e come,  rilanciare il turismo di Guardia e Acquappesa attraverso il web 2.0?
Ovviamente sarebbe possibile, anzi si dovrebbe cominciare a pianificare e a rilanciare di più il turismo locale con l'utilizzo degli strumenti targati web 2.0. La nostra zona è ricca di potenzialità che andrebbero meglio valorizzate. E sappiamo bene della bellezza del territorio e dei paesaggi. Bisognerebbe cominciare un percorso con le realtà turistiche e commerciali locali per realizzare progetti di comunicazione e marketing in stile web 2.0. Non dimentichiamo che proprio il turismo negli ultimi tempi è migliorato molto da questo punto di vista e molte strutture turistiche hanno ricevuto feedback positivi e critiche costruttive proprio grazie all'uso dei social media. con il risultato di mantenere sempre alta la qualità dei servizi offerti, migliorarla e soprattutto creare un rapporto diretto con il turista che non può che fare bene. Senza sottovalutare il passaparola, che sui social media diventa ancora più potente, anzi virale!

Grazie a Francesco per l'intervista, sperando che vi sia piaciuta e che sia stata utile!
Alla prossima, stay tuned on AvanGuardiaLab!

sabato 21 maggio 2011

#italianrevolution: esperimento di collaborazione 2.0



Il vento del Maghreb inizia a soffiare sull'Europa..
Vento di sommossa e disperazione, ma anche, e sopratutto, di giovinezza e di libertà...

Dopo le rivolte scoppiate nei paesi arabi e del nord Africa, gli animi si scaldano anche in Spagna ed Italia.

Ancora una volta i social-media, facebook e twitter in primis, sono gli aggregatori di massa fulcro della protesta.

Internet, chat, blog e microblogging, totalmente svincolati da qualsivoglia forma di controllo (a differenza dei mass-media ), sono stati letteralmente subissati dalle discussioni riguardanti questi moti rivoluzionari, le cui parole identificative (tratte dalle hashtag di twitter) sono #spanishrevolution e #italianrevolution (...e già vi sono rumors riguardanti un'utopica #europeanrevolution)

La situazione italiana però, la #italianrevolution, pare ancora bloccata ad una fase embrionale..a differenza dei cugini spagnoli, infatti, i contenuti della protesta paiono piuttosto scarni, vi è molto entusiasmo attorno alla mobilitazione, testimoniato dalle centinaia di giovani scesi in piazza nella giornata di ieri, tuttavia le folle nostrane non presentano quell'unità d'intenti e di pensiero che caratterizza e sostiene gli attivisti del movimento spagnolo 15M (quindici maggio, il giorno dal quale migliaia di spagnoli sono accampati nelle principali piazze del paese).

La situazione contingente ed il contesto in cui si sviluppa mi hanno spinto ad un approccio "social" alla vicenda... ho pertanto sperimentato la redazione, in chiave web 2.0, di un manifesto d'intenti per #italianrevolution mediante la pubblicazione e condivisione di un foglio di testo elettronico liberamente editabile da tutti ( clicca qui per vederlo e per partecipare )
Ritenevo, sinceramente, che l'appello venisse accolto solo dalle mie frequentazioni abituali, o comunque prospettavo un espansione della collaborazione al "secondo grado di separazione" al massimo... beh mi sbagliavo (e di parecchio!).
In un ora il documento condiviso è stato aperto da circa cento persone..in sei ore (dalle 18 alle 24) ha superato i 350 contatti unici... siamo arrivati ad oltre 50 persone che scrivevano, commentavano ed editavano il testo in contemporanea..una cooperazione civile e totale.. qualcosa di meraviglioso!
Una mescolanza di idee, orientamenti politici e temi affrontati, un "fitto brulicare di umanità assortita, come un serraglio che volesse, uno dopo l'altro, contenere ciascun esemplare per specie, tipo, forme o deformità tra coloro che portano, appunto, il nome di umani" (cit. libro Q di Luther Blissett)... un vero brainstorming esponenziale dal quale, è vero, trapela il rancore, la spossatezza ed il disgusto per la mala politica italiana, ma si evince anche, e chiaramente, la determinata volontà di cambiare e di voltare pagina, e la consapevolezza che un mondo migliore già esiste... è dentro ciascuno di noi..ed è nostro compito trasportarlo nel reale...
Viva l'Italia, Viva i giovani e...
Viva la rivoluzione
(pacifica eh!)

martedì 10 maggio 2011

Campagna elettorale: orientamento e iniziative social

Durante le campagne elettorali capita di perdersi nell'eccesso di informazioni e promesse.
Manifesti, messaggi, dichiarazioni, interviste, talkshow: può capitare di non riuscire a capire qual è il reale impianto ideologico e substrato culturale dei candidati in corsa e di non conoscere i reali obiettivi portati avanti da ciascun programma politico.


Il progetto "Voi siete qui" ideato dall'associazione OpenPolis è dedicato proprio all'orientamento dei cittadini/elettori. Funziona così: si sceglie la città, si risponde a un sondaggio costruito ad hoc per verificare le proprie posizioni rispetto a obiettivi concreti e proposte (è presente anche un link "approfondisci" relativamente ad ogni posizione presentata) e in meno di dieci minuti il sito calcola la tua posizione rispetto ai programmi presentati dai candidati alle amministrative della tua città. L'esito del sondaggio è una mappa che visualizza le distanze tra la tua posizione e quella dei candidati e un grafico in cui si elencano i candidati "dal più vicino al più lontano". Inoltre, "Voi siete qui" consente di confrontare le posizioni degli stessi candidati.
Il progetto OpenPolis nasce dal basso, dalla volontà dei singoli cittadini associati nella richiesta di trasparenza e accesso all'informazione pubblica (potete approfondire gli obiettivi di trasparenza cui mira l'associazione qui); OpenPolis non dura solo il tempo delle elezioni: è possibile infatti seguire i propri candidati, una volta eletti; tenendo traccia dei loro incarichi precedenti e delle loro dichiarazioni è possibile verificare se realmente abbiano tenuto fede alle promesse fatte - ad esempio.
OpenPolis mette dunque a disposizione dei cittadini-elettori concreti strumenti di informazione e partecipazione, mettendo in pratica la trasparenza amministrativa.

Ma quest'anno la campagna elettorale per le amministrative non si è spalmata solo sui tradizionali media: i candidati hanno incontrato gli elettori anche sui social media. Con una foto profilo e usando il linguaggio dei social è più facile avvicinare anche i cittadini più giovani e in generale quei cittadini che s'informano on line. Inoltre, essere su Facebook ed esprimere le proprie posizioni in 140 caratteri (tanti sono quelli messi a disposizione da Twitter) è un segno di integrazione ad un sistema di comunicazione bidirezionale, interattivo, basato sulla condivisione di contenuti e risorse.
Sul web nascono nuove forme di consumo partecipativo, imprese collaborative e nuove modalità di relazione in cui credono almeno la maggior parte dei disoccupati/sottoccupati/stagisti/precari. Un candidato sindaco che ci mette la faccia, e scende nelle piazze 2.0 è un candidato disposto a parlare con questa generazione (l'hanno anche chiamata generazione Y). E' un candidato rock, come Virginio Merola a Bologna: oltre a Facebook e Twitter, Merola ha un profilo anche su Linkedin, FriendFeed e Foursquare! In pratica i cittadini bolognesi possono consultare il suo curriculum, conoscere le sue posizioni in merito ai temi sociali e politici, sapere cosa fa e dove si trova in ogni momento e magari raggiungerlo per un incontro o solo con delle domande (e risponde davvero!). Virgino Merola è stato anche il primo - e l'unico fino all'11 Aprile scorso - a sottoscrivere l'appello per Bologna OpenGovernment.
Un candidato sindaco che usa i social media è un politico che sta cercando i giovani, il loro ascolto. Stefano Boeri, candidato sindaco a Milano, si è affidato ad Esterni, impresa culturale e laboratorio creativo milanese e ha creato un blog "Face the vote. Chi non vota si è già arreso". Così, il voto diventa un evento social: "Il 15 e 16 maggio abbiamo organizzato un Face the vote a Milano"; e il voto diventa una scelta, si decide (o meno) di partecipare a un momento di aggregazione.

Ovviamente, accanto a questi (e pochi altri) usi virtuosi della Rete, il web è per i più l'ennesimo canale di propaganda da presidiare. E in mancanza di una strategia comune, il rischio è - di nuovo - la dispersione e l'overload di informazione.

Ci ha pensato Claudia Vago, alias @tigella, un'esperta di social media che ha redatto una tabella con l'obiettivo di schedare i candidati alle amministrative delle principali città italiane e i loro riferimenti virtuali. La Vago si è meritata un articolo su Wired e ha lanciato anche un'inziativa che vorrei qui rilanciare: fare un report social dei giorni dello spoglio.

A Guardia Piemontese i candidati non sono poi così social, o almeno: ci sono stati tentativi di presidiare Facebook ma i profili sono chiusi e di certo non rivelano una conoscenza dei social media e del loro linguaggio. Si potrebbe obiettare che in un paese tanto piccolo non serve fare campagna sui social, basta la piazza, quella vera. Ma questa è una visione tipica di chi vuole conservare lo status quo della politica di Guardia.
Chi ha una visione a lungo termine, chi crede in un cambiamento e nell'innovazione della Pubblica Amministrazione guardiola deve sapere che i social media e la piazza virtuale sono l'unico mezzo a disposizione per parlare a quanti sono residenti ma studiano/lavorano fuori da Guardia Piemontese. E se la politica parlasse a chi si è visto costretto (o quasi) a lasciare il proprio paese per trovare aspettative lavorative e culturali migliori, se riuscisse a portare i suoi ragazzi in paese per le elezioni, con la voglia di esprimersi riguardo programmi e cose da fare...avverrebbe un cambiamento, piccolo forse, ma reale.

Il problema, certo, è l'assenza di cultura digitale. Noi di AvanGuardiaLab eravamo in piazza lo scorso 29 Aprile per diffondere la cultura digitale e fare lezioni di social media. Abbiamo avuto un modesto riscontro, speriamo di incontrare i candidati (e il futuro sindaco) al prossimo Camp.

E speriamo di ricevere le vostre adesioni per fare il report social delle elezioni a Guardia Piemontese.